martedì 9 Giugno 2026

L’ultima estate di Salvini: Zaia chiede una Lega del Nord più autonoma o salta tutto

Preoccupato dai sondaggi e dall'ascesa di Vannacci, il segretario del Carroccio cerca una sponda nell'ex governatore del Veneto. Che però non si accontenterebbe di un incarico privo di poteri

Da Giustino Marai
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Per arginare la crisi, Matteo Salvini potrebbe essere costretto a rinnegare la trasformazione imposta alla Lega negli ultimi anni.
Per accettare il ruolo di vicesegretario leghista, Luca Zaia chiede di restituire autonomia e centralità alla componente settentrionale. Non gli basta una carica: vuole una nuova architettura del partito. L’accordo va trovato prima della convention del 4 e 5 luglio nel Trevigiano; se così non fosse, il progetto rischia di saltare. E anche la segreteria.

Le richieste di Zaia

Salvini avrebbe proposto all’ex governatore del Veneto di diventare vicesegretario unico, azzerando le nomine di Claudio Durigon, Alberto Stefani e Silvia Sardone. Zaia, però, avrebbe già respinto in primavera un incarico analogo: non accetterà di fare il vice senza poteri e senza un progetto capace di modificare davvero la direzione della Lega.
L’idea di Zaia è riportare territorio e identità settentrionali al centro, creando dentro l’attuale partito nazionale una formazione nordista dotata di una propria autonomia. Il riferimento è al rapporto tra la Cdu tedesca e la Csu bavarese: organizzazioni distinte, ma alleate sul piano federale. Una soluzione che ridimensionerebbe il controllo di Salvini e segnerebbe il ritorno, almeno parziale, alla Lega delle origini, dopo anni trascorsi a inseguire la destra sul terreno nazionalista e identitario.

L’ascesa di Vannacci

A rendere obbligata la ricerca di un nuovo corso sono i numeri, che rendono sempre più difficile ignorare i malumori interni al partito.
I sondaggi vedono la Lega inchiodata al 6% e minacciata dalla concorrenza di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.
Dopo l’exploit letterario del generale, se così vogliamo definire la pubblicazione di un libro del tutto privo di valore politico, filosofico e artistico, fu proprio Matteo Salvini a voler candidare Vannacci all’Europarlamento. Oggi, però, l’ex pupillo gli sottrae parlamentari, elettori e slogan cari alla destra identitaria.
Non solo: alla Camera, i deputati vannacciani hanno scelto proprio Salvini come bersaglio del primo question time, interrogandolo e accusandolo di avere abbandonato le promesse con cui aveva portato la Lega oltre il 30% nel 2019.

La promessa del 15%

Il segretario leghista prova a ostentare sicurezza. Ha avviato incontri con ministri, governatori e sindaci e annuncia una squadra rafforzata per perseguire i tre obiettivi da realizzare entro la fine della legislatura: completare l’attuazione dell’autonomia differenziata, portare a termine la riforma fiscale con ulteriori tagli delle tasse e accelerare sulle grandi opere infrastrutturali, a partire dal Ponte sullo Stretto.
La speranza è che, accelerando sulle riforme e in parallelo recuperando terreno al nord, il 15% sia ancora raggiungibile. A crederci però sono in pochi. Il Consiglio federale convocato mercoledì potrebbe quindi trasformarsi nella prima resa dei conti.
Per sopravvivere, Salvini dovrà rinnegare sé stesso e buona parte delle scelte fatte negli ultimi dieci anni.

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