martedì 15 Settembre 2026
Fabrizio Corona

Fabrizio Corona lancia il suo movimento politico “Io il nuovo Berlusconi”. Ma non può candidarsi

L'ex agente fotografico presenta su YouTube il "Movimento Per La Verità" scagliandosi contro il Governo, ma l'interdizione perpetua dai pubblici uffici gli impedisce di presentarsi alle elezioni

Di Redazione
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L’ex agente fotografico è tornato a far parlare di sé con un di oltre ventitré minuti pubblicato sul proprio canale . Motivando la decisione con l’ennesima presunta censura ai suoi (la cancellazione della puntata con Belén Rodriguez ), Corona ha annunciato la nascita del suo con toni chiassosi ed esaltati: «Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, più pulito, più trasgressivo che però lavora da solo, che non ha bisogno di pagare le puane del bunga bunga per scopare». Da questa premessa ha scatenato un’invettiva contro il Governo e i politici attuali, paragonati a «fuffaguru» in grado solo di cambiare «casacche».

Tra battaglie sociali e paletti all’AI

Corona ha illustrato quelle che ritiene essere le priorità per il Paese, presentandosi con lo slogan: «Sono qui per far fare soldi al nostro Paese». Il suo spazia dalle critiche ai ritardi della sanità pubblica fino alla gestione dei flussi migratori, dicendosi contrario all’integrazione a meno che non generi lavoro e riguardi persone con regolare permesso di soggiorno. Ampio spazio è stato dedicato all’informazione e alle nuove tecnologie, dichiarando che «Un movimento per la libertà che significa verità deve impedire che l’intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro», scagliandosi poi contro la e la poca attenzione riservata ai giovani.

Il nodo giuridico: perché non può essere eletto

Sebbene Corona possa fondare un partito, guidarlo e fare propaganda, non potrà mai figurare nelle liste elettorali. A sbarrargli la strada è la condanna definitiva della del gennaio 2013 a cinque anni di reclusione per estorsione aggravata ai danni dell’ex calciatore . La comporta infatti l’interdizione perpetua dai pubblici uffici che, ai dell’articolo 28 del Codice penale, priva il condannato del diritto di elettorato e di eleggibilità.

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