Il Senato ha dato il via libera con modifiche in seconda lettura al disegno di legge elettorale Bignami, dal nome del primo firmatario e capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio. La riforma introduce un sistema elettorale di tipo “misto” — ovvero proporzionale con un premio di maggioranza — e il testo passa ora all’esame della Camera dei Deputati, dove la discussione generale in aula è calendarizzata per il 28 settembre.
Come funziona il premio di maggioranza
Il meccanismo introduce un premio di governabilità in cifra fissa, che consiste nell’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione di liste vincente che raggiunga almeno il 42% dei voti in ciascuna delle due Camere. Se questa soglia non viene superata anche in uno solo dei due rami del Parlamento, il premio non scatta in nessuna delle due Camere e tutti i seggi vengono ripartiti con metodo proporzionale. La legge stabilisce inoltre un tetto massimo ai seggi complessivi conquistabili dalla maggioranza (220 alla Camera e 113 al Senato), calcolato escludendo gli eletti nella circoscrizione Estero.
Preferenze e capilista bloccati
I collegi plurinominali vedranno liste formate da un capolista bloccato e da un elenco di sei candidati, tra i quali gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze tracciando le apposite “crocette” sulla scheda. Non è invece garantita la parità di genere nei fatti: l’alternanza di genere tra i candidati ha un valore puramente formale e l’elezione dipenderà esclusivamente dal numero di voti di preferenza attribuiti.
Premierato, sbarramenti e firme
Le forze politiche avranno l’obbligo di indicare nel programma elettorale il nome e il cognome del candidato proponente alla presidenza del Consiglio, a pena di inammissibilità della lista, anche se il nome non comparirà sulla scheda. Le soglie di sbarramento restano confermate al 10% per le coalizioni e al 3% per i singoli partiti. Stretta invece sulla presentazione delle liste: le formazioni politiche non presenti in Parlamento dovranno raccogliere almeno 6mila firme per ciascun collegio per potersi candidare.
Voto per i fuorisede ed Estero
Viene istituita la possibilità per lavoratori e studenti fuori sede, domiciliati da almeno 9 mesi in un comune diverso da quello di residenza, di votare nel luogo di temporaneo domicilio. La norma è stata estesa a chi risiede altrove per motivi di salute per almeno 3 mesi, inclusi i caregiver familiari e i conviventi di minori in cura. Per le circoscrizioni Estero, infine, l’accorpamento riduce le ripartizioni geografiche ma mantiene invariato il requisito di 500 firme per la presentazione delle candidature.
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