sabato 2 Maggio 2026
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Città del Messico di fronte a una verità scomoda emersa dai satelliti

Città del Messico: la combinazione tra sfruttamento delle falde e peso delle infrastrutture sta ridisegnando la geografia urbana, con effetti visibili nei quartieri storici

Da Giuseppe Rosso
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Il terreno su cui sorge Città del Messico sta progressivamente abbassandosi, come se volesse riassorbire la città costruita sopra di esso. Le più recenti analisi della NASA descrivono una situazione estremamente preoccupante per una delle aree urbane più popolose al mondo, con circa 21 milioni di abitanti. Secondo gli studiosi, alcune zone della capitale registrano un abbassamento fino a venticinque centimetri all’anno, un dato che configura una vera emergenza per la sicurezza urbana.

Le immagini satellitari ottenute dal progetto NISAR, frutto della collaborazione tra Stati Uniti e India, hanno osservato i minimi movimenti della crosta terrestre tra ottobre 2025 e gennaio 2026. I radar hanno evidenziato come aree fondamentali, tra cui l’Aeroporto Internazionale e l’Angelo dell’Indipendenza, stiano cedendo di circa due centimetri al mese. Gli esperti attribuiscono il fenomeno alla natura argillosa del sottosuolo, un tempo occupato dalle acque del lago Texcoco prima della conquista spagnola, oggi sostituito da una distesa urbana che comprime irreversibilmente i sedimenti.

Le cause e i numeri del fenomeno

Alla base del problema c’è l’estrazione intensiva di acqua dalle falde profonde, necessaria per sostenere una popolazione in continua crescita. Quando l’acqua viene rimossa, il terreno perde stabilità: le particelle di argilla si compattano sotto il peso delle infrastrutture, causando l’abbassamento della superficie. Secondo i dati, in meno di un secolo alcune aree della città si sono abbassate di oltre dodici metri, l’equivalente di un edificio di quattro piani. Questo rende Città del Messico una delle metropoli che sprofondano più rapidamente al mondo, superando anche diverse città costiere già considerate a rischio.

Conseguenze e possibili soluzioni

Gli effetti di questo fenomeno sono chiaramente visibili soprattutto nei quartieri storici. La Cattedrale Metropolitana, risalente al sedicesimo secolo, presenta inclinazioni evidenti che richiedono continui interventi di consolidamento. Scale e navate risultano fuori asse, mentre crepe nei muri e marciapiedi deformati testimoniano una crisi ormai tangibile. Per anni, le autorità hanno risposto con interventi puntuali e soluzioni temporanee, senza affrontare il nodo centrale legato alla gestione delle risorse idriche.

La complessità della situazione impone un approccio integrato che unisca geologia, urbanistica e gestione dell’acqua. Enrique Cabral, ricercatore dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, ha evidenziato la necessità di un cambio di prospettiva affermando: “Il primo passo fondamentale consiste semplicemente nel comprendere la reale entità della situazione attuale”. Senza interventi strutturali, il rischio è quello di compromettere reti fognarie e stabilità degli edifici.

Le radici di questa fragilità risalgono alle scelte urbanistiche dei coloni europei, che decisero di prosciugare i laghi anziché convivere con essi. Oggi la tecnologia satellitare della NASA offre una mappa dettagliata del fenomeno, fornendo gli strumenti per tentare un intervento su larga scala. Tuttavia, la sfida resta complessa e richiederà investimenti ingenti per arrestare una discesa che ha ormai raggiunto ritmi difficili da sostenere per la vita urbana.

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