C’è chi corre per vincere e chi corre per dimostrare che si può sempre ripartire. Alex Zanardi apparteneva alla seconda categoria. È morto nella serata di venerdì 1 maggio, a 59 anni. Una notizia arrivata in silenzio, come erano rimaste negli ultimi anni le sue condizioni dopo l’incidente del 2020. A comunicarlo la famiglia insieme a Obiettivo 3, il progetto che aveva creato per aiutare gli atleti disabili. Il mondo della Formula 1 lo ricorderà a Miami, ma il dolore supera i confini dei motori. Perché Zanardi non era solo un pilota: era un simbolo.
Nato a Bologna, cresce con la passione per i kart e la velocità. Il talento lo porta fino alla Formula 1: debutta nel 1991 con la Jordan, poi Minardi, Lotus e infine Williams. Non trova gloria nella massima categoria, ma non si ferma. Negli Stati Uniti diventa una leggenda della Cart, conquistando titoli e regalando sorpassi entrati nella storia, come quello a Laguna Seca.
Poi il primo dramma. Nel 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, un incidente terribile gli costa entrambe le gambe. Sopravvive, contro ogni previsione. E ricomincia. Con protesi e comandi speciali torna perfino a guidare, sempre con quella battuta pronta che alleggeriva tutto: «Ho il piede pesante».
Ma la sua seconda vita è ancora più grande. Si dedica all’handbike e diventa un gigante dello sport paralimpico. Ai Giochi di Londra 2012 conquista due ori e un argento. A Rio 2016 si ripete con altri due titoli. In totale quattro ori paralimpici e dodici mondiali. Numeri che raccontano solo una parte della sua storia. Zanardi spinge anche fuori dalle gare: studia soluzioni per migliorare protesi e carrozzine, organizza eventi benefici, porta tanti disabili verso lo sport. Diventa un esempio, senza retorica.
Poi, nel 2020, un altro incidente. Sulle colline senesi, durante una gara in handbike, si scontra con un camion. Traumi gravi, operazioni, coma. Lotta ancora, come sempre. Torna a casa dopo mesi, circondato dalla famiglia. Da lì, poche notizie. Fino ad oggi. Se ne va un campione, ma soprattutto un uomo che ha riscritto il senso della parola limite. E che lascia un vuoto difficile da colmare.
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