Paolo Zampolli, l’inviato speciale per le partnership globali di Donald Trump, ha proposto alla Fifa e allo stesso presidente americano di sostituire l’Iran con l’Italia ai prossimi mondiali in Messico, Canada e Stati Uniti. Lo riporta il Financial Times.
La partecipazione dell’Iran
A marzo, nei giorni immediatamente successivi all’attacco israelo-statunitense e all’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, Teheran aveva annunciato il proprio ritiro dal Mondiale in quanto non avrebbe potuto garantire la sicurezza dei propri atleti negli Stati Uniti.
Dopo aver anche vagliato l’ipotesi di giocare le proprie partite in Messico o in Canada, ipotesi che è stata respinta dalla Fifa, l’Iran ha però fatto sapere di essere comunque pronto a partecipare al torneo, la cui partita inaugurale si giocherà l’11 giugno. L’esordio dell’Iran è invece fissato per il 16 contro la Nuova Zelanda.
La posizione della Fifa
La Fifa ha evitato di commentare la proposta di Zampolli e ha rimandato a quanto dichiarato la scorsa settimana dal suo presidente Gianni Infantino: “La squadra iraniana verrà sicuramente. Speriamo che per allora, naturalmente, la situazione sia pacifica. Ciò sarebbe sicuramente d’aiuto. Ma l’Iran deve venire, se intende rappresentare il proprio popolo. Si è qualificato, vuole davvero giocare e deve giocare”.
Nel caso in cui l’Iran decida effettivamente di ritirarsi, il regolamento riserva alla Fifa un buon margine di discrezione nella scelta della nazionale che prenderebbe il suo posto. La favorita sarebbe la prima nazionale non qualificata tra quelle della confederazione asiatica, cui appartiene appunto l’Iran.
Soltanto a giugno scorso la Fifa di Gianni Infantino ha però creato appositamente per lui e assegnato a Donald Trump il Premio Fifa per la Pace, allo scopo di consolarlo per il mancato Nobel. Non sono quindi da escludersi a priori altre grottesche dimostrazioni di servilismo.
Chi è Paolo Zampolli
Di Zampolli, ultimamente, si sta parlando molto, anche in Italia. Alle sue vicende è stata dedicata un servizio di Report di cui ha cercato invano di bloccare la messa in onda.
Zampolli, fondatore negli anni ’90 di un’importante agenzia di modelle, sarebbe colui che ha presentato a Donald Trump sua moglie Melania. Il condizionale è d’obbligo perché Amanda Ungaro, modella brasiliana, ex compagna di Zampolli e madre di suo figlio, sostiene che i due in realtà già si conoscessero, e che a farli incontrare sia stato invece Jeffrey Epstein.
Ungaro accusa inoltre Zampolli di numerose violenze, accuse suffragate dalle testimonianze di diversi amici della coppia, e di essere il responsabile della sua deportazione in Brasile da parte delle autorità americane.
Meglio stare a casa
Per Zampolli, gli azzurri “con quattro titoli mondiali, hanno il prestigio necessario per giustificare la loro partecipazione”.
Ma per qualificarsi ai Mondiali, lo abbiamo imparato molto bene nelle ultime tre edizioni, il prestigio non basta.
Dopo l’ennesimo fallimento contro la Bosnia, sui giornali e nei bar ci si è scagliati contro una nazionale priva di talento e personalità. Ma tra l’essere spettatori al Mondiale perché non ci si è qualificati e il giocarlo grazie alle pressioni politiche di foschi personaggi e alla corruttela delle istituzioni calcistiche, la prima opzione è certamente la migliore.
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