Per ora non ci sono elementi nuovi tali da mettere in discussione la grazia concessa a Nicole Minetti. Le prime risposte arrivate dall’Interpol alla Procura generale di Milano confermano infatti il parere già inviato nei mesi scorsi al ministero della Giustizia, dopo la decisione del Quirinale sul caso dell’ex consigliera regionale lombarda.
Secondo quanto emerge da fonti inquirenti, gli approfondimenti svolti all’estero non hanno fatto emergere dati capaci di ribaltare la valutazione della Procura generale, guidata da Francesca Nanni insieme al sostituto pg Gaetano Brusa. Se fossero emersi elementi decisivi, spiegano gli investigatori, gli uffici milanesi avrebbero informato subito il ministero.
Nei giorni scorsi una prima informativa dell’Interpol aveva già escluso precedenti penali, denunce o indagini in corso in Uruguay e in Spagna nei confronti di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani. Le verifiche riguardano in particolare la procedura di adozione del bambino della coppia, curato negli Stati Uniti, e il percorso personale dell’ex consigliera dopo le condanne. Nicole Minetti aveva ottenuto la grazia dopo la pena a 3 anni e 11 mesi da scontare in affidamento ai servizi sociali per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby bis e per peculato nella vicenda delle cosiddette “spese allegre” al Pirellone.
La Procura generale, però, non considera chiuso il caso. Gli accertamenti affidati all’Interpol proseguono e solo al termine delle verifiche i magistrati decideranno se confermare il parere già espresso oppure modificarlo. Un eventuale ripensamento potrebbe arrivare soltanto in presenza di elementi ritenuti “ostativi”.
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