Quella che per anni è stata la grande vetrina del potere del Cremlino rischia di trasformarsi nel simbolo delle sue difficoltà. Le celebrazioni del 9 maggio, dedicate alla vittoria sovietica sulla Germania nazista, arrivano infatti nel periodo forse più delicato della lunga presidenza di Vladimir Putin, indebolita dagli attacchi ucraini sempre più profondi nel territorio russo e da un isolamento internazionale sempre più difficile da nascondere.
Una parata sottotono
Per la prima volta dal 2007, in questo 9 maggio non sfileranno sulla Piazza Rossa carri armati e lanciatori missilistici: sono necessari altrove. In 27 città russe le parate sono state cancellate del tutto. Le autorità russe hanno inoltre sospeso internet mobile e limitato numerosi servizi digitali per timore di attacchi con droni, creando disagi diffusi tra taxi, bancomat, consegne a domicilio e pagamenti elettronici. Secondo il Cremlino, le misure sarebbero necessarie per fronteggiare la “minaccia terroristica” proveniente da Kiev. Ma per molti osservatori rappresentano il segnale più evidente di quanto la guerra stia ormai incidendo direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini russi, nonostante le ripetute promesse che ciò non sarebbe accaduto.
La tregua in bilico
Anche la tregua di tre giorni per le celebrazioni della vittoria sul regime nazista è in bilico. Kiev ha proposto un cessate il fuoco senza limiti temporali, ma dopo gli ultimi bombardamenti russi su città ucraine, Volodymyr Zelenskyy ha promesso una reazione speculare.
Dall’inizio dell’anno, missili e droni ucraini hanno colpito infrastrutture energetiche e militari anche a oltre mille chilometri dal fronte. Negli ultimi giorni decine di aeroporti sono stati paralizzati e un drone è arrivato fino a un grattacielo residenziale a pochi chilometri dal Cremlino. Per proteggere la capitale, l’esercito avrebbe spostato oltre 40 sistemi di difesa aerea, lasciando però più esposte altre aree del Paese. Soprattutto, facendo serpeggiare tra i cittadini russi il dubbio che la grandiosità imperiale vantata da Putin sia oggi solo un ricordo, o un miraggio.
L’isolamento internazionale
Anche sul piano internazionale, Putin sembra aver perso smalto. Se nel 2025 il Cremlino aveva accolto decine di leader stranieri, quest’anno alla parata parteciperanno soltanto pochi alleati, tra cui i rappresentanti di Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Malaysia e Laos. Particolarmente significativa l’assenza del premier armeno Nikol Pashinyan, che nelle scorse settimane aveva ospitato Zelensky a Erevan durante un vertice europeo, irritando Mosca. L’unico leader europeo atteso è il premier slovacco Robert Fico, che però avrebbe deciso di non assistere direttamente alla parata militare.
Il discorso di Putin
Nel suo discorso alla parata nella Piazza Rossa, Putin ha detto che “La chiave del successo risiede nella nostra forza morale, nel coraggio e nel valore, nella nostra unità e nella capacità di resistere a qualsiasi avversità. Supereremo ogni sfida!”. Putin ha lanciato una sfida esplicita alla Nato, esaltando “gli eroi che continuano ad avanzare” nonostante il sostegno dell’alleanza atlantica all’Ucraina. E ha proseguito: “Abbiamo un obiettivo comune. Ognuno dà il proprio contributo personale alla vittoria. Essa si forgia sia sul campo di battaglia che nelle retrovie. Credo fermamente che la nostra causa sia giusta. Siamo uniti. La vittoria è sempre stata e sempre sarà nostra”.
Ma forse, anche in Russia, a crederci sono rimasti in pochi.
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