sabato 9 Maggio 2026

New York, il Flatiron si illumina per la prima volta in 123 anni e svela i suoi segreti

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Per 123 anni il Flatiron Building non ha mai avuto una luce propria di notte. Lo si vedeva di riflesso: i lampioni di Broadway, le insegne di Madison Square, i fari delle auto sulla Fifth Avenue. Adesso no. Da poche settimane una ”corona dorata”, progettata dallo studio di New York L’Observatoire International, avvolge i cinque piani sotto il cornicione, illuminando per la prima volta la facciata Beaux-Arts in calcare, mattone e terracotta che Daniel Burnham disegnò nel 1902 quando fu inaugurato come The Fuller Building. 

L’edificio più fotografato di New York non era mai stato visto così. Le luci si accendono mentre il Flatiron attraversa la trasformazione più radicale della sua storia: da torre per uffici a condominio di lusso, dove gli appartamenti da mezzo piano o piano intero possono avere prezzi tra i 10 e gli oltre 50 milioni di dollari. 

A guidare la conversione è la Brodsky Organization insieme al Sorgente Group, il gruppo italiano che è tra i proprietari dell’edificio. Il tono è caldo, arancio ambrato e non è un caso. Un’inchiesta recente del New York Magazine ha documentato come le finestre degli appartamenti newyorkesi stiano spostandosi verso tonalità sempre più calde: arancio, ambra, rosso tenue.  

Non è solo una moda di interior design. Designer e lighting consultant spiegano che i residenti stanno abbandonando la luce bianca dei Led per qualcosa di più cinematografico e avvolgente: il magazine lo ha paragonato ai toni dei deserti della saga di fantascienza Dune. Vista dal basso, la skyline di Manhattan cambia colore di sera. E il Flatiron, con la sua nuova corona, si inserisce perfettamente in questa trasformazione.  

L’operazione arriva dopo un salvataggio durato anni e dal costo di 161,5 milioni di dollari (condotto insieme a Jeffrey Gural di Gfp Real Estate) che ha riportato in vita un edificio rimasto in un limbo dopo un’asta fallita nel 2023. Da allora le impalcature e le reti nere che avvolgevano il Flatiron da quasi sei anni hanno lasciato spazio a un restauro minuzioso: oltre mille finestre sostituite, decenni di fuliggine rimossi dalla facciata, migliaia di pezzi in terracotta restaurati uno per uno. L’edificio era vuoto dal 2019, quando l’ultimo inquilino, la casa editrice Macmillan, se ne andò. Ora ha 38 residenze private, progettate dallo Studio Sofield con interni ispirati ai materiali e alle proporzioni originali dell’edificio. In alcuni appartamenti, la celebre prua del palazzo, il suo angolo più stretto, ospiterà angoli colazione. 

Il Flatiron, così chiamato per la sua forma che ricorda un enorme ferro da stiro, è un edificio storico che da più di un secolo definisce la geografia urbana di New York, quasi fosse un punto di collegamento tra due delle rarissime piazze della metropoli: Union Square e Madison Square Park.  

Ma in oltre un secolo di vita, il Flatiron ha raccolto anche molte storie e curiosità che continuano a dare forma al suo mito: per esempio, nel corso dei lavori di demolizione interna è emersa la scoperta più inattesa. Nel luglio scorso, al 18° piano, gli operai hanno trovato una terrazza nascosta, un semicerchio affacciato su Madison Square Park, murato e dimenticato per oltre un secolo. Al piano di sopra ne esisteva una gemella, nota. Questa no. L’unico indizio della sua esistenza era uno scarico nel muro perimetrale. Secondo gli architetti di Beyer Blinder Belle, lo studio che sovrintende il restauro della facciata, le due terrazze facevano parte del progetto originale. Harry Black, genero del costruttore George Fuller e all’epoca a capo della società, aveva il suo ufficio al 19esimo piano. Probabile che le avesse volute per sé. Poi, da uomo ossessionato dai metri quadri affittabili, fece chiudere quella al 18esimo. Oggi vale l’opposto: in un condominio, una terrazza con vista sul parco è un moltiplicatore di valore. Il Flatiron, insomma, sta scoprendo che ciò che fu nascosto per far soldi ora ne genera di più alla luce in tutti i sensi.  

Ma ci sono anche altre curiosità. All’inizio del secolo, il Flatiron è stato completato nel 1902, a causa dei venti creati dalla sua posizione e dalla sua altezza, gruppi di uomini si incontravano all’angolo con la 23esima strada per guardare come il vento alzava le gonne alle donne che passavano da lì. Tanto che uno dei poliziotti che stazionava di fronte al palazzo, quando la folla si faceva troppo grande, gridava “23 Skidoo”, un’espressione dello slang di inizio secolo che significava “muovetevi in fretta”. Ci sono leggende metropolitane sul fatto che il modo di dire sia nato proprio davanti al Flatiron, che appunto si trova sulla 23esima strada, ma ci sono documenti che mostrano come la frase fosse già usata nel 1899, tre anni prima della costruzione dell’edificio. (di Angelo Paura) 

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