“È la mano destra di Andrea Sempio”, a sottoscriverlo sono sette ufficiali del Ris, tra cui l’attuale comandante di Parma, il colonnello Matteo Donghi, insieme al dattiloscopista Nicola Caprioli. Consolidano così la validità della cosiddetta “impronta 33”, la traccia rinvenuta nella villetta di Garlasco e oggi attribuita dalla Procura di Pavia all’unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. La volontà è quella di collegare definitivamente la traccia alla scena del delitto e contestare le conclusioni del generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris e consulente di Sempio, fino allo scorso ottobre.
Nel documento, il colonnello Iuliano e Caprioli definiscono l’analisi di Garofano “palesemente errata, priva di ogni fondamento logico”, criticando una metodologia “del tutto insensata” e l’utilizzo “anacronistico” delle linee guida. Gli specialisti del Ris sostengono inoltre che la traccia fosse “umida di materiale organico”: “Vi sono elementi a supporto dell’ipotesi che i contatti all’origine dell’impronta abbiano depositato materiale liquido, che ha successivamente reagito con ninidrina”.
Nella consulenza compare anche un’analisi psico-criminologica su Andrea Sempio, basata su alcuni audio registrati nel 2017 all’interno della sua auto, due giorni prima dell’interrogatorio con il pm Mario Venditti. In uno dei passaggi trascritti dai carabinieri della Omicidi di Milano, Sempio dice: “È successo qualcosa quel giorno, era sempre lì a casa, però caz…, oh, alle nove e mezza a casa”.
Secondo gli esperti del Racis, quei monologhi rappresenterebbero il tentativo di “abbassare il livello di stress che i ricordi sollecitano”. Stato d’animo legato, quindi, al delitto Garlasco. Mentre diverso, invece, è il comportamento mostrato in televisione, dove Sempio avrebbe mantenuto “un assetto controllato e rigido” anche davanti alle immagini della scena del crimine, seguendo “una sorta di copione accuratamente preparato in precedenza”.
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