Non sussiste, al momento, il pericolo pandemico. Ma il ministero della Salute non vuole avere sorprese. Rimane alto quindi il livello di allerta per il contagio da Hantavirus Andes, anche se il rischio per la popolazione resta “molto basso”. Così ha stabilito l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), che ha inviato una circolare in cui invita le autorità sanitarie a rafforzare controlli, protocolli e monitoraggio.
I punti nevralgici rimangono aeroporti, porti e – in generale – le frontiere. A questo proposito, gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) dovranno prestare particolare attenzione a sintomi sospetti tra i passeggeri provenienti da aree considerate a rischio. Mentre le compagnie aeree avranno l’obbligo di segnalare eventuali condizioni fisiche compatibili con la malattia infettiva, seguendo le procedure già previste dalle norme indicate nella circolare dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) del 2012.
Il piano prevede anche misure precise per il personale sanitario: in presenza di casi sospetti dovranno essere utilizzati dispositivi di protezione individuale, tra cui mascherine FFP2, guanti, camici e protezioni oculari. L’obiettivo è individuare rapidamente eventuali infezioni e attivare subito le strategie di contenimento. La circolare distingue inoltre tra casi sospetti, probabili e confermati. Tra i primi, rientra chi ha avuto contatti con persone contagiate o con passeggeri della nave MV Hondius e presenta sintomi come febbre, dolori muscolari, nausea o problemi respiratori. Mentre la conferma arriva da un test di laboratorio, molecolare o sierologico.
Particolare attenzione è riservata ai contatti stretti. Per quelli considerati ad alto rischio è prevista una quarantena di sei settimane, con monitoraggio fiduciario quotidiano dei sintomi da parte delle autorità sanitarie. I contatti a basso rischio dovranno invece effettuare un automonitoraggio e segnalare immediatamente eventuali sintomi alla Asl di riferimento.
Il ministero invita infine i medici a mantenere “alta l’attenzione clinica”, prevedendo test specifici anche in presenza di quadri sospetti senza collegamenti epidemiologici accertati. La prevenzione e il monitoraggio, infatti, giocano un ruolo fondamentale. Se nel 2020 l’errore si tradusse nel sottovalutare la portata del contagio da coronavirus, questa volta i ministeri della Salute europei non hanno intenzione di cadere nella stessa buca.
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