mercoledì 13 Maggio 2026
Giorgia Meloni

Meloni è un disco rotto: in Aula torna sul Superbonus mentre cresce la precarietà

Dalla fuga dei giovani all'estero ai salari bassi. L'opposizione attacca l'esecutivo su più fronti. Boccia (Pd): "Voleva cambiare i palazzi del potere, sono stati palazzi a cambiare lei"

Da Maria Vittoria Ciocci
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La premier Giorgia Meloni era attesa in Senato alle 16.30. Diversi i nodi sui quali l’opposizione ha chiesto delle soluzioni. Dalle tensioni geopolitiche, alle difficoltà economiche in cui versa il Paese. La leader di Fratelli d’Italia, a questo proposito, ha alternato un linguaggio remissivo a uno più assertivo. In particolare, gran parte dello scontro si è concentrato sui salari. Troppo bassi, soprattutto confrontandoli con gli stipendi europei.

Per sfuggire alle accuse, la presidente del Consiglio si è appellata alle consuete argomentazioni. Ormai, sembra un disco rotto. Superbonus e aumento dell’occupazione. È tutto ciò che ha da rivendicare per non apparire debole politicamente. Ma, dopo quattro anni di governo, le problematiche sul tavolo – per lo più irrisolte – sono diverse.

Infatti, è stata immediata la reazione del capogruppo del M5S Stefano Patuanelli: “La risposta, come sempre, è stata una sola: il Superbonus. Ricordo al presidente che dei circa 170 miliardi di costo complessivo, ben 154 miliardi sono stati maturati e pagati durante i suoi anni di governo. singolare continuare a usare come alibi una misura che hanno gestito e prorogato loro stessi”. E ha incalzato: “Il punto vero è un altro. Il Governo non ha una strategia economica”.

Salario minimo o giusto

Meloni ha riconosciuto che gli stipendi in Italia restano bassi, ma ha accusato i governi precedenti di aver lasciato peggiorare la situazione durante l’esplosione dell’inflazione tra il 2021 e il 2022, quando i salari reali avrebbero perso oltre otto punti percentuali di valore. La presidente del Consiglio ha sostenuto che ora ci sarebbe invece un’inversione di tendenza, rivendicando gli stanziamenti per il settore pubblico e le misure per favorire il rinnovo dei contratti nel privato.

Ha ribadito che il governo non intende introdurre un salario minimo legale, preferendo puntare sulla contrattazione collettiva tra imprese e sindacati e sulla detassazione degli aumenti salariali. “È una strada diversa da quella del salario minimo legale, che però, come dimostra ad esempio il caso della Puglia, rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più”. Un’eventualità facilmente risolvibile, con una norma ben scritta che indichi con precisione quali criteri applicare per assegnare lo stipendio ai lavoratori.

Immigrazione giovanile

“Ha fatto bene a non far votare i giovani, non la voteranno. Quindi continui così” – il verdetto del capogruppo Avs Giuseppe De Cristofaro nel merito di quella che il senatore definisce “l’immigrazione giovanile”. Sta aumentando gradualmente la percentuale di under 35 che si trasferisce in via definitiva all’estero. La premier, su questo, non può contraddirlo. I dati parlano chiaro. Per cui, trova nell’aumento dell’occupazione e dei contratti stabili la potenziale via di fuga.

“La questione – ha affermato – è affrontata e va affrontata con serietà. Quando i giovani non tornano più perché, altrove trovano salari migliori, direi anche maggiore valorizzazione del merito. Quindi forse dovremmo interrogarci anche su questo”. Una riflessione perpetua, insomma, che per ora non si è tradotta in nulla, o poco, di concreto.

Pungente botta e risposta

Il leader di Iv Matteo Renzi ha dominato il confronto. Oltre a definire la premier “sedotta e abbandonata da Trump”, ha evidenziato: “Questo governo quando ha un problema licenzia i sottoposti. L’unico barlume di speranza è stato nominare un ginecologo alla Corte dei conti”. E, con sarcasmo, ha ironizzato: “Non è colpa mia se invece di un governo sembrate una famiglia Addams, li avete scelti voi”.

Meloni, incalzata da Renzi anche sul Piano Casa, lo ha difeso a spada tratta, presentandolo come una misura necessaria sia per chi ha bisogno di edilizia popolare, sia per il ceto medio che non riesce più a sostenere i costi del mercato immobiliare. Ha poi giocato sul fatto che, se un giorno l’opposizione dovesse tornare al governo, non dovrebbe remare contro l’iniziativa. Infine, ha concluso: “Si invoca la presidente in aula ogni giorno, ma al netto di accuse e insulti c’è oggettivamente poco di cui parlare”.

Le rivendicazioni

Nel complesso, l’intervento della premier ha cercato di trasmettere l’idea di un governo che, pur in un contesto internazionale difficile, sta mantenendo la stabilità economica del Paese e gestendo con responsabilità i dossier principali. Ha rivendicato i risultati ottenuti sul PNRR, affermando che l’Italia ha già ricevuto 153 miliardi di euro e che la nona rata dovrebbe arrivare a breve. Ha poi accusato le opposizioni di non contribuire con proposte concrete. Arringa che però non sfiora minimamente i suoi destinatari.

A intervenire, infatti, è il capogruppo dem Francesco Boccia: “Da quanto tempo non fa la spesa? Da quanto tempo non parla con una famiglia che a fine mese deve scegliere se pagare l’affitto o il dentista ai figli?”. La premessa che segue la sentenza: “Voleva cambiare i palazzi del potere, oggi mi pare che lei deve prendere atto che sono stati palazzi del potere a cambiare lei”.

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