Difendere l’integrazione non significa fingere che tutte le integrazioni siano uguali o automatiche. Esistono differenze culturali, sociali e religiose che possono rendere alcuni percorsi più complessi di altri. Negarlo significa regalare consenso a chi soffia solo sulla paura.
La sinistra dovrebbe avere il coraggio di dire due cose insieme:
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che nessuna persona va discriminata per la propria fede;
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ma anche che in Europa vengono prima la laicità, i diritti delle donne, la libertà personale, il rispetto delle leggi e dei valori democratici.
L’integrazione funziona quando è reciproca: una società aperta accoglie, ma chi arriva deve accettare pienamente i principi del paese che lo ospita. E su questo non devono esistere ambiguità.
Se il campo progressista evita questo tema per paura di sembrare “di destra”, continuerà a perdere contatto con una parte enorme della popolazione che vive tensioni reali nei quartieri, nelle scuole e nelle periferie. Parlare del problema senza odio è l’unico modo per impedire che venga raccontato solo attraverso rabbia e propaganda.
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