Il presidente israeliano Isaac Herzog ha condannato fermamente le violenze perpetrate contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti ad Ashdod. Un attacco che ha come destinatario il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. “Non dobbiamo tollerare questa brutalità che proviene dai margini della società e minaccia tutti noi. Il nostro popolo è un popolo magnifico, con una forza immensa, ma dobbiamo tracciare delle linee rosse. Lo dico a voce alta: l’unità inizia con l’umanità”, le parole pronunciate durante la cerimonia di conferimento del Premio per l’Unità di Gerusalemme.
Aggiunge: “Siamo testimoni di un’ondata di terribile violenza di una folla anarchica, azioni che profanano e violano ogni norma morale, legale ed ebraica fondamentale”. Il suo ammonimento non ammette eccezioni: “vietato abusare dei prigionieri”. Il trattamento all’interno delle carceri, sottolinea Herzog, non ha nulla a che fare con il reato per il quale è stato convalidato l’arresto. Ogni essere umano deve poter godere, anche dietro le sbarre, dei diritti fondamentali. Segna quindi, forse per la prima volta, delle linee rosse imprescindibili oltre le quali la Knesset e i suoi esponenti non possono spingersi.
Ed è proprio sull’intervento del presidente da Tel Aviv che Ben Gvir è tornato a dettare sentenza su X. “Un presidente che definisce bruti centinaia di migliaia di cittadini israeliani non è idoneo a ricoprire la carica di presidente. Punto e basta”. Scrive, dove settimane fa aveva condiviso la foto della sua torta con un cappio fatto di glassa e zucchero, volto a celebrare l’approvazione della pena di morte per i detenuti palestinesi.
Ma ormai il ministro estremista è isolato. E così come accade – piuttosto spesso – quando la ferma condanna di un’iniziativa violenta diventa (quasi) globale, la prima reazione della leadership è quella di dissociarsi dal capro espiatorio.
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