Le lacrime di Marta Kostyuk hanno commosso il pubblico del Roland-Garros. La tennista ucraina, numero 15 del ranking mondiale, ha superato il primo turno del torneo parigino sconfiggendo la spagnola di origini russe Oksana Selekhmeteva (n. 88 WTA) con il netto punteggio di 6-2, 6-3, ma la sua mente era lontana dal campo.
Un missile a 100 metri dalla casa dei suoi genitori
A rendere questa vittoria ancora più carica di significato è stata la drammatica notizia arrivata proprio nella mattinata del match. «Stamattina, a 100 metri dalla casa dei miei genitori, un missile ha distrutto l’edificio. È stata una mattinata molto difficile per me», ha dichiarato Kostyuk a fine partita, visibilmente emozionata. Nonostante tutto, l’ucraina è riuscita a scendere in campo e a portare a casa un successo che definisce senza esitazioni come uno dei più pesanti da gestire emotivamente: «Penso che sia stato uno dei match più difficili della mia carriera».
Kostyuk non stringe la mano alla rivale
Non è passato inosservato il gesto di Kostyuk a fine partita: la giocatrice ucraina non ha stretto la mano all’avversaria a rete. Selekhmeteva, nata in Russia, ha ottenuto la cittadinanza spagnola solo mercoledì scorso. Un dettaglio che, nel contesto del conflitto in corso, non è evidentemente passato in secondo piano agli occhi di Kostyuk. «Sono ovviamente molto felice di essere passata al secondo turno, ma oggi tutti i miei pensieri e il mio cuore erano con il popolo ucraino», ha spiegato la tennista, concludendo poi il suo intervento con un affettuoso «Grazie mille» in francese, rivolto al pubblico del campo Simonne-Mathieu.
Dodicesima vittoria consecutiva sulla terra battuta
Il successo parigino rappresenta la dodicesima vittoria di fila sulla terra battuta per Kostyuk, che nel 2026 rimane ancora imbattuta su questa superficie. La tennista ucraina arriva al Roland-Garros forte dei titoli conquistati a Rouen e Madrid, entrambi disputati sulla terra rossa. Al secondo turno affronterà la vincente del match tra la statunitense Katie Volynets (n. 108) e la francese Clara Burel (n. 1486).
