Alessio Catanzaro viaggiava sulla nave Tabariyya, tra le prime a essere intercettate dalle Forze di occupazione di Tel Aviv, che hanno abbordato l’imbarcazione con i gommoni d’assalto. Ha 30 anni ed è ricercatore di fisica teorica. Anche lui, come gli altri attivisti della Global Sumud Flotilla, ha subito le aggressioni dell’esercito israeliano sulla sua pelle.
Come è avvenuto l’abbordaggio?
“Ci hanno spostato a prua, ci hanno perquisito e trasferito in una nave-lager. Una sorta di traghetto in cui al centro c’erano dei container di metallo da vagone, un’analogia con altri vagoni abbastanza esplicita, con il filo spinato. Siamo stati lì quasi tre giorni e due notti. Nel frattempo si aggiungevano gli altri compagni rapiti. Siamo arrivati a essere circa duecento in quelli che sembravano 100mq. Ci lanciavano dall’alto del pane semicongelato e dell’acqua. Ci tenevano sotto tiro con idranti e fucili. Se provavamo a chiedere altra acqua o delle coperte per scaldarci – la notte faceva freddo, dormivamo sulla lamiera, solo con la maglietta – loro sparavano sulla folla con proiettili di gomma, che hanno mandato in ospedale diverse persone”.
Poi siete arrivati ad Ashdod. Qui cos’è successo?
“Al porto ci hanno spogliato, ci hanno messo le fascette ai polsi e costretti in ginocchio a testa in giù. Sentivamo le urla dei nostri compagni, delle donne. Appena provavi a chiedere cosa stesse succedendo, arrivavano i calci e i pugni. Qualcuno si è lamentato delle fascette e delle manette troppo strette, alcuni avevano le mani blu. I soldati poi ci hanno immobilizzato e costretti a seguirli con la testa bassa e la schiena piegata. Nel carcere, sono ricominciate le umiliazioni: cani da guardia che ti abbaiavano a cinque centimetri, manette e celle stracolme. A un certo punto ci hanno detto di firmare dei documenti che affermavano che eravamo entrati illegalmente in Israele e che eravamo dei sostenitori dei terroristi. Quasi nessuno ha firmato, i legali ci hanno detto di cercare di non firmare nulla e che entro qualche giorno saremmo stati rilasciati”.
Se molti di voi non hanno firmato nulla, come hanno convalidato il fermo? Hanno formalizzato le accuse?
“Non c’era nessuna accusa. Nessuno ci ha presentato un mandato. Ci hanno solo detto: ‘Adesso siete in Israele, firmate questi documenti’. A un certo punto nel carcere, dove ci hanno trasferito con le catene alle mani e ai piedi, ci hanno fatto vedere quello che sembrava un giudice che ci ha comunicato che sarebbe iniziato il processo per espellerci. Noi sappiamo perché ci hanno preso: non volevano che portassimo gli aiuti umanitari a Gaza. Per questo, anche dal punto di vista del loro sistema malato, l’accusa non regge”.
Qualcuno è rimasto ferito gravemente?
“Sono tutti a Istanbul i più gravi. Tutti espulsi da Israele, per fortuna. Una ragazza è stata colpita da un proiettile di gomma tra la coscia e l’inguine. Il medico israeliano ha detto che non era nulla e l’hanno semplicemente fasciata. A Istanbul invece le hanno detto che parte della plastica era entrata nella coscia e quindi andava operata per toglierla, per evitare contaminazioni. Un altro italiano è rimasto in convalescenza più giorni, perché aveva ricevuto un pugno molto forte al fegato e si temeva che facesse infezione. La visita medica ad Ashdod consisteva semplicemente nel pesarci e farci una foto nudi”.
Le Iof hanno alzato il tiro. Sembra che abbiano capito di non avere più limiti. Come intende muoversi ora la Flotilla?
“In queste ore c’è il convoglio di terra è fermo in Libia e punta a raggiungere Gaza dai valichi con l’Egitto. Stanno poi cercando di recuperare le barche che sono disperse nel Mediterraneo, che tra l’altro sono pericolose per la navigazione. E il prossimo passo sarà quello legale. A questo punto c’è materiale, oltre che per la pirateria internazionale, per la tortura. Alcuni hanno memorizzato e riprodotto identikit dei soldati dell’Iof, quindi anche provare a individuare i singoli responsabili può essere un primo passo per limitare questo senso di impunità. Anche perché il Mediterraneo stesso sembra occupato. Arrivano e ti prendono, se ritengono che sei contrario ai loro interessi. Questo è terrificante”.
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