martedì 26 Maggio 2026
Convoglio per Gaza

“Impossibile e pericoloso”. Bloccato in Libia il convoglio per Gaza: rientra la delegazione italiana

Con i visti in scadenza, gli attivisti hanno deciso di abbandonare temporaneamente la missione. Valuteranno strade alternative

Da Maria Vittoria Ciocci
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“Tutti i membri stanno bene e sono al sicuro”, è questo il messaggio del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. Non si ferma infatti la missione: l’obiettivo è portare gli aiuti umanitari ai gazawi sopravvissuti ai raid sistematici delle Idf. Gli attivisti, oltre che per mare, ci hanno provato anche via terra. Il Land Convoy è stato fermato in Libia, nelle vicinanze di un campo in prossimità di Sirte. “Dobbiamo ripartire, visto lo sgombero aggressivo e violento di ieri sera del presidio che avevamo predisposto semplicemente per attendere informazioni sul rilascio o l’espulsione dei 10 compagni che erano stati prelevati all’interno della zona neutra” – ha spiegato Marco Contaldini, uno degli attivisti a bordo del convoglio.

Con i visti in scadenza e l’impossibilità di rinnovarli, si ferma temporaneamente l’impresa dell’ormai noto complesso umanitario. La delegazione italiana torna quindi a casa, in attesa di ripartire in un secondo momento. Lo stesso faranno le altre delegazioni internazionali e quelle magrebine, intenzionate a raggiungere la Striscia con le ambulanze, ma anche con case mobili e farmaci. Non ripeteranno però il viaggio lungo i territori libici, in quanto “si è rivelato non solo impossibile, ma addirittura pericoloso”. Gli italiani che si trovano ancora nell’area sono sette, ma dovrebbero rientrare presto a bordo di un volo di linea.

“Rassicuriamo le famiglie dei partecipanti al Global Relief Convoy”, ha fatto sapere la Global Sumud Flotilla sui social, “vi forniamo a breve le informazioni necessarie in merito agli incidenti di ieri”. Poco dopo la diffusione del fermo per gli attivisti, il ministero degli Esteri di Bengasi aveva fatto sapere che ognuno di loro ha avuto accesso ad “assistenza medica e umanitaria necessaria, nel pieno rispetto della legge, fino al completamento delle procedure legali e amministrative relative alla loro situazione”. L’accusa era di aver violato i confini, passando illegalmente dalla frontiera.

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