lunedì 28 Settembre 2026
Orazio Schillaci ph Ansa

Governo allo sbando. La destra affossa la riforma Schillaci sui medici di famiglia

La decisione è stata annunciata durante l’incontro tra le Regioni e il capo di Gabinetto del ministro della Salute. Si salva solo la proposta ai medici di lavorare almeno sei ore nelle case di comunità. Bertolaso lascia la carica di vicecoordinatore degli assessori

Di Redazione
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La riforma dei medici di famiglia si è arenata definitivamente. La riunione che si è svolta il 10 giugno tra gli assessori regionali alla Salute e il Capo di Gabinetto del ministero della Salute, Marco Mattei, si è conclusa con l’archiviazione della richiesta di riorganizzazione della . Secondo Repubblica, l’assessore lombardo Guido Bertolaso avrebbe lasciato la seduta in anticipo, annunciando anche le sue dimissioni da vicecoordinatore degli assessori, in segno di protesta contro la decisione del .

La protesta di Bertolaso

Una scelta presa per protestare contro un che avrebbe affossato la dei suoi stessi componenti. La riforma era sotto esame da soli due mesi ed è crollata sotto il peso delle divisioni della di governo. La Lombardia era tra le proponitrici del testo, anche in considerazione delle difficoltà a far partire i progetti finanziati dal Pnrr a causa della mancanza di medici. Bertolaso avrebbe espresso “profondo e immensa amarezza” per la decisione del governo, sottolineando che l’intera vicenda sarebbe da considerarsi “avvilente”.

La riforma ritirata per lo scetticismo della maggioranza

La riforma aveva infatti inizialmente ottenuto il sostegno del ministro della Salute, Orazio Schillaci, salvo poi incontrare il muro alzato dalla stessa Presidente del Consiglio. Sembrerebbe che Giorgia Meloni abbia spinto il ministro a rallentare, con FdI che ha sin da subito dichiarato la sua contrarietà alla proposta. Il alla Salute Marcello Gemmato aveva riferito che non sarebbe stato corretto trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici.

Una posizione sostenuta dal leader di FI, Antonio Tajani, secondo cui la riforma rischierebbe di trasformare i medici di base in “burocrati anonimi” chiusi nelle Case di Comunità. Anche la Lega si era definita scettica, spiegando che la riforma si sarebbe concentrata troppo sul cambio di contratto e sull’obbligo di presenza nelle nuove strutture territoriali.

Il nodo delle case di comunità

Eppure, proprio quest’ultimo passaggio è l’unico sopravvissuto alla tagliola del governo. Come comunicato dallo stesso Mattei, ora si cercherà solo un accordo con i professionisti affinché lavorino almeno sei ore alla settimana all’ delle Case di Comunità.  Bertolaso è però convinto che questo provvedimento da solo non basti per risolvere la crisi del Sistema Sanitario Nazionale. Una crisi che continua ad espandersi e a colpire sempre più cittadini che, tra liste d’attesa impressionanti e costi sempre maggiori, troppo spesso rinunciano a curarsi.

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