La riforma dei medici di famiglia si è arenata definitivamente. La riunione che si è svolta il 10 giugno tra gli assessori regionali alla Salute e il Capo di Gabinetto del ministero della Salute, Marco Mattei, si è conclusa con l’archiviazione della richiesta di riorganizzazione della medicina territoriale. Secondo Repubblica, l’assessore lombardo Guido Bertolaso avrebbe lasciato la seduta in anticipo, annunciando anche le sue dimissioni da vicecoordinatore degli assessori, in segno di protesta contro la decisione del governo.
La protesta di Bertolaso
Una scelta presa per protestare contro un esecutivo che avrebbe affossato la proposta dei suoi stessi componenti. La riforma era sotto esame da soli due mesi ed è crollata sotto il peso delle divisioni della maggioranza di governo. La Lombardia era tra le Regioni proponitrici del testo, anche in considerazione delle difficoltà a far partire i progetti finanziati dal Pnrr a causa della mancanza di medici. Bertolaso avrebbe espresso “profondo dissenso e immensa amarezza” per la decisione del governo, sottolineando che l’intera vicenda sarebbe da considerarsi “avvilente”.
La riforma ritirata per lo scetticismo della maggioranza
La riforma aveva infatti inizialmente ottenuto il sostegno del ministro della Salute, Orazio Schillaci, salvo poi incontrare il muro alzato dalla stessa Presidente del Consiglio. Sembrerebbe che Giorgia Meloni abbia spinto il ministro a rallentare, con FdI che ha sin da subito dichiarato la sua contrarietà alla proposta. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato aveva riferito che non sarebbe stato corretto trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici.
Una posizione sostenuta dal leader di FI, Antonio Tajani, secondo cui la riforma rischierebbe di trasformare i medici di base in “burocrati anonimi” chiusi nelle Case di Comunità. Anche la Lega si era definita scettica, spiegando che la riforma si sarebbe concentrata troppo sul cambio di contratto e sull’obbligo di presenza nelle nuove strutture territoriali.
Il nodo delle case di comunità
Eppure, proprio quest’ultimo passaggio è l’unico sopravvissuto alla tagliola del governo. Come comunicato dallo stesso Mattei, ora si cercherà solo un accordo con i professionisti affinché lavorino almeno sei ore alla settimana all’interno delle Case di Comunità. Bertolaso è però convinto che questo provvedimento da solo non basti per risolvere la crisi del Sistema Sanitario Nazionale. Una crisi che continua ad espandersi e a colpire sempre più cittadini che, tra liste d’attesa impressionanti e costi sempre maggiori, troppo spesso rinunciano a curarsi.
Leggi anche: Meloni affossa la patrimoniale, Fratoianni all’attacco: “Il ceto medio lo avete distrutto voi”
Seguite La Sintesi sui nostri social!


