venerdì 14 Agosto 2026

Iran, analista Teheran: “Intesa non garantisce fine guerra, nel Paese restano dubbi”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “La fine della guerra non può ancora essere considerata definitiva e in Iran non mancano le obiezioni all’intesa raggiunta con gli Stati Uniti”. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos Afifeh Abedi, analista del Centro di studi strategici di Teheran, commentando l’ che dovrebbe aprire la strada a un e a futuri negoziati tra Washington e gli

Per Abedi, l’accordo rappresenta “una vittoria diplomatica e per la ” dal momento che l’Iran è riuscito a ottenere “tre richieste fondamentali senza rinunciare ai propri principi: la fine della guerra, la completa revoca del e lo sblocco dei beni congelati. Allo stesso tempo – dichiara – gli Stati Uniti hanno di fatto riconosciuto il peso dell’Asse della Resistenza nella regione, mentre Israele è stato costretto a interrompere la guerra contro il Libano”. 

L’analista ammette, tuttavia, l’esistenza di all’interno dell’Iran. “Alcuni parlamentari guardano a questa intesa con estrema cautela. Le loro perplessità non riguardano la prospettiva della , quanto piuttosto l’affidabilità degli Stati Uniti come interlocutore”. Secondo la corrente politica più oltranzista, infatti, Washington ha già violato in passato i propri impegni, come nel caso dell’accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa), e potrebbe utilizzare l’attuale intesa come una semplice ‘pausa tattica’ per consentire a Israele di ridefinire i propri piani militari contro l’Iran. “Nonostante queste riserve, il sostegno esplicito del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale impone a tutte le forze politiche di rispettare e attuare l’accordo”, osserva. 

 

Sul piano militare, Abedi invita a distinguere tra cessate il fuoco e pace duratura. “Questo memorandum d’intesa è un accordo per un cessate il fuoco immediato, ma non garantisce la fine permanente della guerra”, avverte. A suo giudizio, una conclusione definitiva del dipenderà dall’effettiva attuazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti, compresa la revoca del blocco navale, lo sblocco dei fondi congelati e il rispetto del cessate il fuoco in Libano, oltre che da una reale volontà di perseguire la strada diplomatica. 

“L’Iran non ha mai iniziato la guerra”, sostiene l’analista, secondo cui tutte le azioni militari di Teheran negli ultimi anni sarebbero state condotte nell’ambito del diritto all’autodifesa. “La fine della guerra dipende quindi dalla cessazione delle azioni ostili da parte di Stati Uniti e Israele”. Al tempo stesso, conclude, “non esiste alcuna garanzia che Israele non possa avviare un nuovo conflitto. In definitiva, il successo dei negoziati e la stabilità dell’accordo dipenderanno dalla capacità degli Stati Uniti di contenere Israele”. 

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