giovedì 13 Agosto 2026

Internet, da Nord Corea all’Iran fino alle mire di controllo russe: ecco la mappa della censura

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Internet, nel mondo, diventa sempre più un’arma e uno strumento di controllo. Basta fare un giro sul Cloudflare Radar, lo strumento messo a disposizione dalla società che ha in mano una fetta gigantesca del , per vedere quanto frequenti siano stati gli outage negli ultimi sei mesi. Tra anomalie di più o meno e blackout di Internet veri e propri (come quelli governativi in Iran) Cloudflare conta 75 eventi, e va tenuto conto che non ci sono tutti: il ‘radar’ è uno specchio fedele per i macro-eventi come le censure governative o grandi guasti, ma non ci sono tutti i disservizi con meno risonanza o più difficili da classificare.  

Tra i paesi con il maggior numero di incidenti e ‘outage’ c’è l’Angola (Africa Centrale), con ben 27 anomalie di traffico o interruzioni totali. E poi ancora , Sudan, e Afghanistan. Ma al di là del numero di episodi, conta la portata: l’Iran ne segna solo un paio, ma di fatto quei due hanno tagliato fuori il Paese dalla rete globale dall’inizio del 2026. Il 26 maggio il vicepresidente iraniano ha annunciato che l’accesso a Internet ha iniziato a essere ripristinato, dopo essere stato interrotto quasi tre mesi prima, in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio. Report più completi indicano che il trend delle interruzioni ad Internet, spesso per volontà governativa, è in crescita costante. La campagna KeepItOn di Access Now si occupa proprio di registrare gli shutdown a livello mondiale. I dati 2025 mostrano che ce ne sono stati oltre 300 in oltre 50 nazioni diverse. Per tutto l’anno almeno una nazione al mondo è stata senza Internet, per i motivi più diversi, ma spesso sempre gli stessi: molte nazioni bloccano l’accesso alla rete per motivi politici. Il trend è in crescita costante dal 2016, quando gli episodi registrati dall’organizzazione erano meno della metà. 

Lo stato di Internet nel mondo dipende anche dagli strumenti di controlli che nazioni come Russia o Cina hanno messo o stanno mettendo in piedi, senza necessariamente interrompere l’accesso. In Russia negli ultimi anni c’è stata una accelerazione verso quello che gli analisti definiscono la sovranizzazione della rete: il progetto Runet, d’altronde, è ormai iniziato circa sette anni fa. Il governo russo sta passando da un sistema di semplice di siti sgraditi alla creazione di una infrastruttura chiusa, simile al Great Firewall cinese. Tra le ultime iniziative russe ci sono quelle sul sistema di spionaggio digitale , con l’obiettivo di rendere il tracciamento dei cittadini online più veloce e automatizzato con la trasmissione all’Fsb dei metadati e delle digitali direttamente dai provider di telecomunicazioni. Inoltre le grandi città come Mosca e San Pietroburgo hanno subìto estesi blackout della rete mobile. 

 

Inizialmente giustificati dal governo come misure di sicurezza per prevenire attacchi ucraini, questi spegnimenti sono serviti in realtà per testare un nuovo sistema di whitelist, che invece di bloccare singoli siti ferma l’accesso del tutto, garantendolo appunto solo a una lista pre-approvata di indirizzi web. Questo permette a Roskomnadzor, il servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, delle tecnologie dell’informazione e dei media, di filtrare i siti a cui i russi, durante le interruzioni di internet, avrebbero continuato ad avere accesso. Intanto la Russia fa la guerra ai sistemi Vpn che servono ad aggirare i blocchi, vietandone l’uso direttamente sui siti dove chi utilizza Vpn vorrebbe accedere.  

Tra le piattaforme social e di messaggistica le ultime a cadere sotto la scure sono state e Telegram. Le autorità spingono su Max, un’app di messaggistica lanciata a metà del 2025, preinstallata su tutti i nuovi smartphone e ritenuta fortemente sorvegliata dall’Fsb. È stato riportato che i russi hanno continuato a usare le due app sfruttando le reti wi-fi private ed evitando l’Internet mobile, ma con la stretta sulle Vpn è diventato comunque un compito sempre più difficile. Da questa situazione è nata una delle iniziative più assurde mai create per l’accesso a Internet: a dicembre scorso un gruppo di artisti e attivisti ha inventato un sistema che consente ad alcuni cani dei rifugi della città di Ekaterinburg di andare in giro per portando sul dorso uno zainetto che fa da hotspot, in cambio di coccole e un po’ di cibo. (di Alessandro Pulcini) 

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