giovedì 13 Agosto 2026
Alex Schwazer in conferenza stampa a Bolzano. Foto ANSA

Doping, Schwazer risponde alle accuse: «Sono innocente, ma non mi difenderò»

Il marciatore altoatesino è stato temporaneamente sospeso dopo la positività all'Epo: «Basta battaglie. Ho una famiglia bellissima, sono contento della mia vita»

Di Redazione
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Alex Schwazer respinge la nuova di doping ma annuncia che non intende più combattere contro il sistema.
Dopo la positività all’Epo comunicata dall’agenzia tedesca, il marciatore altoatesino ha parlato in stampa: «Io sono innocente, io non ho assunto Epo, né altre sostanze vietate. Stavolta non mi difenderò più perché non ho più la forza di farlo».

«Non ho più fiducia nel sistema»

Schwazer ha raccontato di aver ricevuto venerdì la notifica relativa al controllo effettuato dopo i Campionati tedeschi open del 26 aprile, vinta con il italiano sulla maratona di .
«Venerdì mattina ho ricevuto una mail, una notifica che incredibilmente parla di positività all’eritropoietina per la gara che ho fatto in Germania ad aprile», ha spiegato. «Io non ho assunto Epo. Non so come è finita in questa provetta. Non lo so e non lo voglio nemmeno più sapere».
Il marciatore ha chiarito di non voler ripetere la lunga battaglia iniziata dopo il caso Rio 2016: «Ormai ho 41 anni, una bellissima , la mia vita. Un che non ha nulla a che fare con lo agonistico. Non voglio rimettermi in una battaglia che mi può anche sfinire completamente a livello psicologico».

«Possono fare quello che vogliono»

Schwazer non nasconde la stanchezza. «Non faremo più nulla, possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. Non me ne importa nulla, perché è troppo importante la mia vita, sono troppo importante io come persona».
Il campione olimpico di Pechino 2008 ha parlato di un limite personale ormai raggiunto: «Dopo Rio sono stati cinque anni a passare le nottate a leggere le memorie, cercare di controbattere, sfinirsi perché le provette non venivano mandate. Io questa roba non la voglio più fare: basta. Non voglio mettere a rischio la mia vita, da uomo, da marito, da padre».
Poi il saluto ai sostenitori: «Sono sempre grato del vostro supporto. Non dovete stare male, probabilmente nello sport non ci posso più stare, ne prendo atto. Ma sono contento della mia vita. Credo che un innocente si può ritenere molto fortunato nella vita».

La terza provetta

L’unico spiraglio lasciato aperto riguarda le controanalisi. Schwazer le chiederà soltanto a una condizione: che venga analizzata anche una terza provetta di urina, conservata da Sandro Donati dopo il controllo in Germania.
«La terza provetta è in conservazione da Sandro», ha spiegato. «Queste analisi le fanno solo i laboratori antidoping, per questo chiediamo che sia analizzata con le controanalisi».
Il marciatore ha aggiunto che lo staff aveva chiesto anche una terza fiala di sangue, senza ottenerla: «La richiesta per avere una terza fiala di sangue per la sicurezza dell’atleta è stata rifiutata. L’urina residuale è stato consentito di prenderla, sigillata. Per il sangue la stessa richiesta non è stata accolta».

L’avvocato: «Risultato inspiegabile»

Il legale Gerhard Brandstätter ha confermato la linea difensiva. «Avete sentito Alex, non vuole più difendersi perché non è più motivato a combattere. È un atleta vecchio, un uomo », ha detto. «Andare a un campionato tedesco, sapendo che c’è il controllo antidoping, e uno ci va serenamente come Alex: uno ci va solo se è tranquillo e sereno».
Brandstätter ha annunciato che l’istanza per le controanalisi è già stata firmata, ma con una condizione precisa: «Siccome siamo sicuri che Alex è innocente, abbiamo già firmato l’istanza delle controanalisi delle provette A e B, a condizione che venga analizzata anche questa provetta che può dimostrare l’assoluta innocenza di Alex. Se vogliono la ricerca della verità, devono analizzare anche questa».

«Alex e Donati sono soggetti sgraditi»

Il legale ha definito la positività «inspiegabile» e ha attaccato il funzionamento del sistema antidoping: «L’atleta non è tutelato. In ogni procedimento c’è possibilità di colloquio: qui prendono provette, le portano via. Non ci fidiamo».
Brandstätter ha ricordato anche le battaglie seguite al caso del 2016: «Siamo stati a Colonia nove anni fa, dopo Rio. Una battaglia incredibile per essere presenti nei laboratori della Wada, dove non ci hanno fatto partecipare ai prelievi. Un sistema arrugginito che non ha nulla a che vedere con una dialettica».
Poi l’affondo che spiega perfettamente la sfiducia dello staff nella giustizia sportiva: «Alex, Donati, non sono soggetti accomodanti e forse non è stato gradito».

Rischio radiazione

La nuova positività arriva dopo il controllo effettuato nella gara tedesca del 26 aprile, vinta da Schwazer in 3h01’55”. L’atleta era tornato a gareggiare nel luglio 2024 dopo otto anni di squalifica.
Il primo caso risale al 2012, quando fu trovato positivo all’Epo prima dei Giochi di Londra. Nel 2016 arrivò la seconda positività, al testosterone, che Schwazer ha sempre contestato sostenendo di essere stato vittima di un complotto. Nel 2021 il giudice di Bolzano Walter Pelino lo assolse, criticando duramente le istituzioni antidoping.
Ora il procedimento tedesco riapre tutto. Se la positività venisse confermata, per Schwazer il rischio sarebbe la radiazione. Ma lui sembra aver già scelto: non un’altra guerra infinita, non un’altra vita consumata nei ricorsi. «Sono innocente», ripete. «Tutte le altre cose non mi interessano».

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