venerdì 26 Giugno 2026
Caccia

La «legge Sparatutto» ottiene il via libera al Senato

Con 80 voti favorevoli il ddl caccia che porta la firma di Malan (FdI) passa ora al vaglio della Camera

Da Redazione
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Via libera del alla «legge Sparatutto», il ddl sulla caccia che riforma la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria. Il testo – che porta la firma di Lucio Malan (FdI), sostenuto dal Governo e dalle organizzazioni agricole – è stato approvato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni. Ora passerà al vaglio della Camera.

La riforma nasce dall’esigenza, indicata dall’esecutivo, di aggiornare una normativa considerata non adeguata. Tra le motivazioni avanzate dal ministro dell’Agricoltura Francesco , figura l’aumento dei danni provocati da alcune specie, in particolare dai cinghiali, ritenuti di pesanti ripercussioni sull’agricoltura e potenziali portatori della peste suina africana.

Secondo il Governo, il nuovo impianto normativo punta a rafforzare il ruolo dell’uomo nella gestione degli equilibri faunistici, attribuendo anche ai cacciatori una funzione di regolazione delle popolazioni animali. Ed è proprio la matrice regolatoria ad aver insorgere le associazioni ambientaliste e le stesse opposizioni, che invece richiamano a un approccio scientifico e al ruolo dominante dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ambientale (Ispra).

Il dibattito

Tra i punti più discussi ‘è la ridefinizione delle aree nelle quali potrà essere esercitata l’attività venatoria. La riforma apre alla possibilità di autorizzare la caccia degli ungulati – quindi cinghiali, caprioli, cervi e simili – anche in presenza di neve, lasciando alle Regioni il compito di disciplinarne l’esecuzione. Cambiano anche le regole relative ai valichi montani interessati dalle migratorie degli uccelli, in quanto viene superato il precedente divieto assoluto di caccia nelle aree limitrofe, sostituito da un sistema di tutela affidato a specifiche zone di protezione speciale e a regolamenti di gestione.

Tra le novità figura anche l’utilizzo di strumenti ottici e optoelettronici, compresi i visori notturni, limitatamente alla caccia al cinghiale e  con esclusione dei dispositivi classificati come materiale di armamento. Importanti modifiche riguardano inoltre i calendari venatori. Il parere dell’Ispra assume carattere consultivo e non più conformativo, mentre le Regioni acquisiscono maggiore autonomia nella definizione dei periodi e degli orari di caccia. La valutazione tecnica sarà coordinata anche con il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.

Il testo interviene poi sull’elenco delle specie cacciabili, ampliandolo con l’inserimento dell’oca selvatica, del colombaccio e del piccione di città. Sul fronte della tutela dei grandi predatori, il ddl recepisce l’adeguamento allo status di protezione del lupo: l’animale non diventa una specie cacciabile, ma potrà essere oggetto di abbattimenti nell’ambito di specifici piani di contenimento qualora se ne ravvisi la necessità. La riforma alleggerisce inoltre alcune procedure relative alla cattura, all’allevamento e all’utilizzo dei richiami vivi, riducendo i vincoli burocratici per l’impiego di piccoli uccelli migratori.

Nessuna

Non solo, sarà prevista una sanzione fino a 900 euro per chi ostacoli o interrompa intenzionalmente attività venatorie o interventi di controllo faunistico regolarmente autorizzati. E ciò potrebbe incidere inevitabilmente anche sulle forme di protesta non violenta organizzate dagli attivisti.

Parallelamente vengono inasprite le pene contro il bracconaggio e le violazioni più gravi della normativa. Secondo il Governo, il rafforzamento delle sanzioni consentirà di distinguere con maggiore chiarezza il cacciatore regolarmente autorizzato dal bracconiere, concentrando la repressione sui reati ambientali e sul prelievo illegale di fauna selvatica. Un’impostazione che, tuttavia, continua a dividere il mondo politico e associativo, alimentando un confronto destinato a proseguire anche nelle prossime fasi dell’iter parlamentare.

Le reazioni

Il Ddl caccia incassa il durissimo attacco di opposizioni e ambientalisti, riuniti in protesta davanti al Pantheon. Michela Vittoria , presidente della Leidaa, non usa mezzi termini e parla del «giorno più triste della legislatura», definendo la caccia una «violenza e crudeltà su poveri animali indifesi» contro cui promette battaglia alla Camera, non escludendo la via del referendum.

A farle eco è la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino, che denuncia il tentativo di una «deregolamentazione totale» e contesta l’apertura al venatorio, per cui la fauna nostrana «viene venduta come merce anche a cacciatori stranieri». Sul piede di guerra anche il leader del M5S, Giuseppe Conte, che bolla il testo come un favore al bracconaggio e lancia la promessa elettorale: «Quando saremo al governo lo abrogheremo».

Infine, il deputato di Avs Angelo Bonelli attacca la maggioranza per la volontà di «trasformare parchi e spiagge in aree di caccia», autorizzando il prelievo di specie finora protette come lo stambecco e l’oca selvatica.

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