Una cascata di droni, missili da crociera e vettori balistici è precipitata su Kiev alle prime luci dell’alba del 2 luglio. L’intelligence ucraina aveva preannunciato un possibile attacco russo su larga scala, tanto da convincere il premier Volodymyr Zelensky ad anticipare il volo da Dublino, dove era impegnato per una visita istituzionale. Le sirene hanno suonato in dieci distretti. E così centinaia di cittadini si sono riversati nelle strade e poi verso le stazioni della metropolitana per cercare rifugio dai bombardamenti. Su Telegram il ministro dell’Interno Ihor Klymenko ha comunicato un primo bilancio delle vittime, che corrisponde a tredici.
L’iniziativa russa, la più massiccia dall’inizio del conflitto nel 2022, non ha preso di mira solo le infrastrutture strategiche, ma anche i centri abitati. Tra le zone colpite, nel distretto di Shevchenkivskyi è stata presa di mira una sottostazione delle ambulanze, coinvolgendo inevitabilmente gli operatori sanitari. Mentre gran parte dei soccorritori si è spostata a Desnianskyi. Qui, un condominio di nove piani è parzialmente crollato, intrappolando i residenti sotto le macerie. Di questi, diciassette persone sono state estratte vive, mentre un’altra ha perso la vita.
Nel complesso, più di venti edifici residenziali sono stati colpiti dalla pioggia di ordigni russi. I soccorritori si sono sparsi a macchia di leopardo in quindici località. Insieme al numero dei morti, sale anche quello dei feriti, che in poco tempo ha raggiunto quota cinquantasei, di cui due bambini. «Abitanti di Kiev , non ignorate in alcun caso i segnali d’allarme. I russi stanno colpendo deliberatamente gli edifici residenziali. Questa notte ha dimostrato ancora una volta la loro natura terroristica», ha affermato il campo dell’amministrazione militare di Kiev Timur Tkachenko. Mentre il sindaco Vitali Klitschko ha proclamato per venerdì 3 luglio la giornata di lutto in memoria delle vittime.
Cresce il malcontento
In un contesto che sembra favorevole al Cremlino, è interessante analizzare l’ultimo rapporto dell’Institute for the Study of War (ISW), che invece evidenzia una crescente preoccupazione manifestata proprio dai cittadini russi. Secondo i dati Wordstat – strumento di tracciamento utilizzato per le ricerche di Yandex –, sono oltre 137 mila gli utenti che hanno chiesto quando finirà il conflitto. Si tratta di un picco mai visto prima nel territorio presieduto dallo «Zar». Lo riporta anche la testata indipendente Meduza.
Wordstat suddivide poi le interrogazioni su base geografica. La preoccupazione dilaga, ad esempio, nell’oblast di Mosca e nella regione di San Pietroburgo-Leningrado, ovvero il cuore dell’economia russa e soprattutto dove il Cremlino ha scelto di concentrare i sistemi di difesa aerea. La popolazione però, alla luce degli ultimi attacchi ucraini, ha appreso un’amara verità: la Russia non è inespugnabile e soprattutto non è invincibile. E questo si ripercuote anche sull’autorevolezza e credibilità di Vladimir Putin.
Secondo i sondaggi del Forum di Opinione Pubblica (FOM), che peraltro è un istituto storicamente vicino al Cremlino, l’indice di gradimento dello «Zar» è sceso dal 74% al 69%. E non si tratta di un evento contestualizzato agli attacchi da parte di Kiev, ma un trend che evidenzia il progressivo logoramento della fiducia che i cittadini ripongono nel loro leader. Inoltre, il fatto che il FOM abbia condiviso questi dati, significa che l’attuale situazione politica di Putin è talmente evidente da non poterla più nascondere all’opinione pubblica. In sintesi, gli ucraini saranno stanchi di combattere, è vero. Ma lo sono anche i russi.
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