Alle 22.51 di domenica 5 luglio, ora italiana, Donald Trump condivide su Truth uno scatto che lo ritrae insieme alla premier Giorgia Meloni. Quest’ultima lo guarda sorridente, mentre il tycoon dialoga con gli altri interlocutori. Non è un post elogiativo della leader di Fratelli d’Italia, bensì l’ennesimo attacco frontale. La foto, infatti, è accompagnata dalla didascalia: «Serve un ordine restrittivo». Il Presidente degli Stati Uniti continua, così, a dipingerla come una fan sfegatata. Questo, a poche ore dall’avvio del summit NATO ad Ankara.
«Io e l’Italia non imploriamo mai», con queste parole Giorgia Meloni aveva risposto al tycoon, che dopo il vertice del G7 a Evian l’aveva accusata di essersi avvicinata a lui per incrementare il suo indice di gradimento, implorandolo di fare un selfie da condividere sui social. Il pugno duro mostrato dalla premier, che comunque ha cercato di edulcorare il confronto sottolineando che quanto accaduto non cambierà i rapporti storici tra gli USA e il Belpaese, non ha evidentemente intimorito il tycoon.
Il 7 luglio i Paesi NATO, Italia inclusa, si riuniranno in Turchia. Trump e Meloni si incontreranno nuovamente. Questa volta il focus del dibattito saranno le spese militari, in particolare il 5% del Pil da destinare alla difesa entro il 2035. Un impegno che il ministro Guido Crosetto intende onorare e sul quale la premier vuole far leva per favorire la distensione. Ma come lo stesso Crosetto ha ammesso durante la manifestazione «Pantelleria-Mediterraneo d’autore»: «Quello che farà Trump lo vedremo».
È certo però che, mentre con Meloni non è previsto alcun bilaterale, il tycoon troverà il tempo mercoledì di incontrare il premier ucraino Volodymyr Zelensky. Nelle ultime settimane infatti la linea del Presidente USA si è articolata in due punti: criticare i partner europei per lo scarso contributo nel conflitto in Iran e invitare più volte il leader del Cremlino Vladimir Putin a sedersi a un tavolo di pace.
Ed è sempre sulla Russia che punta tutto anche il segretario generale della NATO Mark Rutte, che ha ribadito l’importanza di trasformare «i nuovi fondi in armi efficaci e forze armate capaci», sottolineando inoltre che mentre un tempo si trattava di mere «promesse», oggi – con una forte spinta di Washington – siamo di fronte a risultati concreti.
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