martedì 25 Agosto 2026
Giammarco Sicuro.

Giammarco Sicuro a La Sintesi: «In Venezuela si è creata una mafia degli obitori. I funzionari chiedono migliaia di dollari per la consegna dei corpi»

Nell'area de La Guaira proseguono le operazioni di recupero. Sono più di 3 mila le vittime del terremoto e i costi gravano soprattutto sui cittadini

Di Maria Vittoria Ciocci
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Il 24 giugno due violente scosse, la prima di magnitudo 7.2 e la seconda di 7.5, hanno fatto tremare il Venezuela. Il bilancio delle vittime continua a crescere. Le ultime stime parlano di 3.685 morti e 16.700 feriti. Una tragedia che i media internazionali hanno definito «apocalittica». Ne abbiamo parlato con Giammarco Sicuro, inviato del Tg3, che ha documentato in prima persona le operazioni di soccorso e la ricerca dei intrappolati sotto le macerie.

Quando ha raggiunto La Guaira, qual è stata la prima impressione?

«Una volta arrivati lì abbiamo avuto la netta sensazione che si trattasse di una tragedia di dimensioni apocalittiche, perché la quantità di edifici distrutti supera le 250 unità, quindi palazzi molto grandi che sono collassati e all’ dei quali ci sono tutt’oggi molti corpi da recuperare. Ci vorranno mesi per avere un bilancio definitivo, si parla di migliaia di dispersi. Purtroppo il è avvenuto in un giorno festivo, quindi l’area, che è una zona costiera, era piena di gente in vacanza. È un grande caos con poca gestione da parte dello Stato. La gente comune si impegnava per cercare i propri cari e l’esercito rimaneva fermo ai lati delle strade con i fucili in mano, invece che con la pala per aiutare. Sono state chieste spiegazioni anche alla presidente ad interim e lei ha risposto molto piccata, sostenendo che l’esercito stesse aiutando, ma non era vero. Il controllo dell’area del terremoto è stato uno degli elementi di maggior polemica. I motivi per cui è stata militarizzata La Guaira non li sappiamo. La presidente ha detto che è per evitare i casi di saccheggio. La priorità rimaneva però quella di dare una mano».

Dal Governo quindi non sono arrivati concreti per i cittadini?

«In linea di massima gli aiuti sono stati organizzati dalle Nazioni Unite e da tutti i Paesi che hanno partecipato alle attività di soccorso, hanno portato beni di prima necessità e tonnellate di aiuti. Dall’Italia per esempio sono arrivate le tende, fondamentali per allestire i campi. A parte questo il Governo sta cercando di coordinare questi soccorsi, ma al suo fianco come presenza ingombrante ci sono i marines statunitensi, che gestiscono addirittura l’ internazionale e hanno una nave militare al porto de La Guaira. Sono tutti punti strategici. Questo è un elemento che ci ha colpito molto, in un Paese che per quasi trent’anni ha vietato la presenza degli Stati Uniti. Oggi invece sono un grande alleato e Delcy Rodriguez ha lodato tantissime volte , così come ha lodato tutti i suoi e i governi di destra. Dimenticando gli amici di una volta – Russia, Cina e Iran – che non erano assolutamente presenti sul territorio venezuelano».

Lei ha scritto che Israele ha un piano di «demolizione e ricostruzione» per la zona terremotata. Cosa intende?

«Ho visto la delegazione israeliana all’opera nel campo dei – IsraAID è una delle tante organizzazioni umanitarie che fanno capo allo Stato di Israele –. Colpisce vedere la bandiera israeliana e questa scritta sulle pettorine dei soccorritori, perché il Venezuela non ha storicamente rapporti diplomatici con Tel Aviv. Erano presenti anche alcuni rappresentanti delle Idf e da quello che risulta dai media locali e dalla stessa Delcy Rodriguez, a Israele sarebbe stato affidato il compito di avviare un piano di demolizione e ricostruzione de La Guaira per i loro esperti e per le loro conoscenze, che evidentemente non applicano a Gaza o nei luoghi che distruggono. Perché affidare a Israele questo compito? La presidente ha risposto ai giornalisti che non le interessa, il suo obiettivo è affidarsi a qualcuno che possa aiutare».

C’è un aspetto che non ha trattato, ma che andrebbe affrontato?

«L’attenzione media sta diminuendo, ma in Italia è proprio limitatissima. Pochi giorni e già si passa a un altro argomento. Questo non consente di approfondire tanti temi. Uno di questi è quello della gestione degli sfollati. Abbiamo coperto bene la fase emergenziale – quella della ricerca dei superstiti –, ma la fase più complessa sarà quella che inizia da adesso in poi. Si parla di 500 mila persone. Come si comporterà il Governo? Dove sistemerà le famiglie? C’è tanta criminalità, bambini che rischiano di essere sequestrati, lo sciacallaggio nelle abitazioni lasciate vuote o inagibili. Ci sono tanti argomenti che andrebbero affrontati, ma che ormai non possono più essere raccontati».

Qual è la storia che l’ha colpita di più?

«Sicuramente le testimonianze dei familiari che devono pagare di tasca loro i mezzi privati per le ricerche dei corpi. Si tratta di operazioni che costano migliaia di dollari. In più è emersa una sorta di mafia degli obitori. Si sono riempiti perché il numero di morti è enorme e si è creato un mercato nero per cui i burocrati e i funzionari, a quanto pare, chiedono delle tangenti per poter accelerare i processi di registrazione, consegna del corpo e funerale. Si parla anche in questo caso di 2.500 dollari da spendere. Altrimenti il corpo rimane lì e deve aspettare chissà quanto per essere sepolto. È molto triste».

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