domenica 30 Agosto 2026
Giulio Regeni

Caso Regeni: il 28 settembre la sentenza sui quattro 007 egiziani

La presidente della Corte d’Assise Paola Roja ha fissato la data del parere definitivo. Il commento di Ballerini, legale della famiglia: «È stato un percorso interminabile, a ostacoli, in salita»

Di Redazione
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La Corte d’Assise si esprimerà definitivamente sul caso Giulio Regeni il prossimo 28 settembre. «È stato un percorso interminabile, a ostacoli, in salita», sono le prime parole della legale della famiglia del ricercatore Alessandra Ballerini, che attende il verdetto sui quattro , indagati per il , la tortura e la morte dello studente al Cairo, nel 2016. Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha chiesto un ergastolo e tre condanne a diciassette anni e mezzo.

«Siamo resistenti e quindi arriveremo alla a breve», Ballerini aveva risposto così cronisti che, questa mattina, l’avevano intercettata a piazzale Clodio, poco prima dell’inizio dell’. L’avvocata ha poi fatto riferimento al caso Nessi Guerra, la donna italiana che era stata trattenuta a giugno in , e poi rilasciata, nell’ambito dello scontro legale con il marito per l’affidamento della figlia minore. «‘è chi continua a dubitare che l’Egitto sia un Paese non sicuro», il suo commento, «ma in realtà c’è un altro caso in questi giorni che preoccupa moltissimo che è quello di Nessi Guerra. Sì, ovviamente questa donna e la sua famiglia ha tutta la nostra solidarietà».

Nel corso dell’ultima udienza la legale del maggiore delle forze di sicurezza egiziane Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Ticconi, aveva contestato l’impianto accusatorio, suddiviso in «due blocchi»: il primo, che raccoglie gli atti che l’Egitto ha fornito e che secondo l’avvocata non proverebbe la colpevolezza del suo assistito, ma semplicemente che il Cairo stava osservando da tempo i movimenti di Regeni; il secondo che raccoglie i racconti di chi sostiene di aver visto Giulio nei commissariati o nelle stanze delle torture e le confidenze degli stessi agenti segreti indagati, che secondo la legale sarebbe inutilizzabile in quanto si tratta di «testimoni legati indissolubilmente alla dissidenza nei confronti del di Al Sisi».

Nonostante questo, la di Roma è rimasta inamovibile e ha chiesto l’ergastolo per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. La Corte d’Assise, come deciso dalla presidente Paola Roja, si esprimerà definitivamente a settembre. Concludendo così un percorso giudiziario che va avanti ormai da un decennio.

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