Ci sono anche due cittadini italiani tra le persone indicate come disperse dopo la catastrofe che ha colpito l’area del fiume Bhotekoshi, nel nord del Nepal. La presenza dei due connazionali compare nei dati del governo nepalese, ma la Farnesina invita alla cautela e sta effettuando gli accertamenti necessari. Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri, i due italiani risultano comunque in buone condizioni. Nell’intera area del Nepal e del Tibet sono circa 90 gli italiani registrati dalle autorità. La situazione resta però estremamente complessa, con comunicazioni interrotte in diverse zone e difficoltà nel raggiungere le aree più colpite.
Un disastro sul tetto del mondo
Il bilancio provvisorio della catastrofe è di almeno 270 morti, ma il numero delle vittime potrebbe aumentare. In Nepal risultano 823 persone disperse, tra cui 517 cittadini stranieri provenienti da 28 Paesi. Sono state colpite in particolare le zone di Rasuwa, Chitwan, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Nawalpur. Dall’altra parte del confine, in Tibet, i media statali cinesi riferiscono di numerose vittime e di 558 dispersi, tra cui 260 stranieri. Tra le persone di cui non si hanno ancora notizie figurano oltre 288 cittadini indiani, molti dei quali erano diretti verso il Monte Kailash per un pellegrinaggio religioso.
Una gigantesca onda di fango e detriti
La tragedia si è consumata in pochi minuti. Un’enorme massa di acqua, fango, rocce e detriti ha travolto case, strade e ponti nella valle del Bhotekoshi, trascinando via ogni cosa lungo il suo percorso. Le immagini riprese dalle telecamere nella zona del valico di Gyirong, in Tibet, mostrano decine di persone fuggire mentre una valanga di acqua e detriti si abbatte sull’area. Secondo le prime analisi degli esperti, all’origine dell’evento potrebbe esserci il distacco di una grande massa di ghiaccio da un ghiacciaio, precipitata nella valle e riversatasi nel fiume. Le cause precise sono ancora oggetto di accertamento.
Soccorsi difficili e rischio di una seconda ondata
In Nepal la polizia è riuscita a mettere in salvo 114 persone nella zona di Rasuwa. Sul versante tibetano sono stati mobilitati almeno 574 soccorritori, ma le operazioni procedono con grande difficoltà a causa delle devastazioni e delle condizioni del terreno. A preoccupare le autorità è anche il rischio di una nuova alluvione. La grande quantità di fango e rocce potrebbe avere creato dighe naturali lungo il corso del fiume. Un loro eventuale cedimento potrebbe liberare improvvisamente l’acqua accumulata e provocare una seconda ondata devastante nelle aree a valle. La priorità resta quindi la ricerca dei dispersi, mentre Nepal e Cina continuano a coordinare le operazioni di soccorso in una delle peggiori emergenze mai registrate nella regione himalayana.
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