giovedì 27 Agosto 2026
Moschea

A Venezia ultimatum della comunità bengalese: «Se non ci danno la moschea blocchiamo al città»

La moschea di Mestre resta al palo e la comunità bengalese alza il livello dello scontro con il Comune: «Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea, siamo pronti a scendere in piazza». La minaccia è quella di uno sciopero generale capace, secondo l’associazione, di fermare Fincantieri, turismo, ristorazione e alberghi

Di Redazione
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La di Venezia minaccia di bloccare la città con uno sciopero generale se il Comune non darà il via libera al progetto della maxi moschea di Mestre. «Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea, siamo pronti a scendere in piazza. E se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il tra cucine, ristoranti e alberghi. Volete vedere?», avverte Prince Howlader, dell’associazione «Giovani per l’umanità». La minaccia arriva dopo lo stop dell’amministrazione alla realizzazione del grande centro islamico nell’area dell’ex segheria di via Giustizia, acquistata dalla comunità per circa 1,5 milioni di euro.

Perché il progetto è fermo

Il sindaco Simone sostiene che «non ci siano le condizioni» per realizzare il centro e ritiene che non siano ancora maturi i tempi sul fronte dell’integrazione. Il nodo principale è però urbanistico: l’area, quasi 8mila metri quadrati, è classificata a uso agricolo e produttivo e dovrebbe essere trasformata in area destinata al culto. Per farlo serve una variante urbanistica del Comune.

Un progetto da oltre 20 milioni

La struttura pensata dalla comunità non sarebbe soltanto una moschea. Il progetto comprende spazi per i fedeli, uffici, alloggi per custodi e personale, un ristorante e un bar. Sono previsti inoltre una , una biblioteca, un auditorium e un parcheggio sotterraneo da circa 250 posti. Il costo complessivo stimato supera i 20 milioni di euro. L’area, abbandonata da tempo e diventata luogo di degrado, è stata nel frattempo bonificata dalla comunità, che ha avviato l’acquisto con pagamenti a rate fino al 2028.

«Da tre anni dialoghiamo con il Comune»

La comunità contesta lo stop e sostiene di aver dialogato per anni con l’amministrazione. «È da tre anni che dialoghiamo con l’amministrazione per portare a casa questo progetto, che non è della nostra associazione o “dei bengalesi”, ma di tutta la comunità musulmana», racconta Howlader. Il 29 aprile 2025 era stata inviata al Comune una Pec con la richiesta di variante urbanistica. Secondo l’associazione, dopo quella comunicazione ci sarebbero stati diversi incontri con gli amministratori e il progetto sarebbe stato modificato anche sulla base delle indicazioni ricevute. I piani previsti sono stati ridotti da cinque a tre. «Questo è un progetto del Comune, non un progetto “nostro”. Cosa c’è adesso che non va più bene?», chiede il segretario Nazmul Haque.

Lo

La vicenda ha provocato reazioni anche sul fronte politico. Forza Nuova ha annunciato «barricate» contro il progetto, mentre la Lega chiede sulla provenienza degli 1,5 milioni utilizzati per acquistare l’area, oltre a verifiche urbanistiche e di sicurezza. La Cgil di Venezia invita invece a evitare un’escalation. «Nessuno scambio tra fede e . Il rispetto delle regole vale per tutti, a prescindere dal credo. Si riapra il dialogo e si evitino scioperi che possono dividere i lavoratori», afferma il segretario Daniele Giordano.

«Pregheremo in strada»

La Cgil critica anche le condizioni di lavoro negli appalti Fincantieri e nel turismo, sottolineando che «il richiamo alle regole deve valere per tutti». Alla comunità bengalese, però, chiede di non trasformare la protesta in un blocco della città. Howlader non esclude invece le vie legali e un appello al presidente della Repubblica Sergio . «Pregheremo in strada, o davanti al Comune», annuncia. Sullo sfondo resta una comunità fortemente inserita nell’economia veneziana: secondo le stime dell’associazione, sono circa 40mila i musulmani bengalesi presenti tra Venezia e terraferma.

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