mercoledì 16 Settembre 2026

Ucraina: nuove sanzioni Ue bloccate, tra nodi politici e prezzo del petrolio

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Nulla di fatto sul ventunesimo pacchetto di dell’Ue contro la Russia per la , almeno per un’altra settimana. Il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue), a quanto si apprende a Bruxelles, si è riunito brevemente questo pomeriggio per concordare formalmente la proroga dell’attuale livello del tetto massimo al del petrolio russo, (attualmente a 44,10 al barile, mentre il Brent, il greggio di riferimento per l’Europa, viene scambiato a 81,77 dollari) per evitare di doverlo alzare, dato che il meccanismo è congegnato in modo da mantenerlo inferiore al prezzo di mercato, ma non troppo. 

Visto che il barile è rincarato per via della guerra contro l’Iran, in teoria il price cap andrebbe alzato. In questo momento, però, incrementare il prezzo al quale può vendere il suo petrolio trasportato via nave sarebbe politicamente un boomerang, perché aiuterebbe la Russia in un momento di difficoltà.  

La data di presentazione della notifica di adeguamento del prezzo alla Commissione è stata quindi posticipata al 23 luglio prossimo. La notifica verrà pubblicata oggi nella . Il Consiglio Ue continuerà a lavorare sul pacchetto, con l’obiettivo di raggiungere un accordo il prima possibile, formula che viene usata a Bruxelles quando non ci sono certezze sui tempi.  

 

Il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia è stato presentato dalla Commissione
il 9 giugno scorso: la misura simbolicamente più forte era quella di vietare l’ingresso nell’Ue ai russi che hanno combattuto in Ucraina, chiesta in particolare dai Paesi Baltici, geograficamente vicini alla Russia.  

La misura è stata osteggiata da Francia e Italia, due Paesi che hanno concesso molti visti ai turisti russi: Parigi e , secondo indiscrezioni, sarebbero riuscite ad annacquarla, anche per via delle difficoltà pratiche che porrebbe l’identificazione dei reduci dall’Ucraina.  

Un’altra misura che sarebbe scomparsa dal pacchetto è il bando alle importazioni di pesce dalla Russia, sgradita in particolare al Portogallo, grande consumatore di ‘bacalhau’, e alla Germania, in particolare alla potente tedesca dei bastoncini di pesce, come ha raccontato di recente Il Mattinale Europeo.  

Le difficoltà che incontra il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia confermano quello che a Bruxelles si sapeva bene, cioè che l’ex premier ungherese Viktor Orban faceva comodo a molti Paesi membri, i quali potevano nascondersi dietro il veto di Budapest, senza doversi esporre in prima persona per bloccare le misure più sgradite. Ora che l’Ungheria ha cambiato governo, con , le difficoltà del Consiglio Ue a concordare pacchetti di sanzioni non sono affatto svanite.  

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