domenica 13 Settembre 2026

Adolescente muore dopo infezione da “ameba mangia-cervello”: è il secondo caso in meno di due settimane negli Usa

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Torna negli Stati Uniti l’allerta per l’ da “ameba mangia-cervello”: un adolescente, di cui non è ancora stata resa nota l’identità, è morto nelle scorse ore in Carolina del Nord. E’ il secondo caso in pochissimi giorni: solo il 23 agosto scorso era stata diffusa la notizia del decesso di una bambina di 8 anni in sempre per la stessa patologia.  

La conferma del secondo caso è arrivata dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani della Carolina del Nord, che ha confermato che la Naegleria fowleri, più comunemente nota come “ameba mangia-cervello”, ha causato la morte dell’adolescente. “Siamo vicini alla famiglia, agli amici e cari di questo ragazzo in questo momento difficile”, ha dichiarato il dottor Zack Moore in un comunicato stampa.  

“Sebbene queste infezioni siano molto rare, quello che è successo è un importante promemoria del che questa ameba è presente nel nostro e in tutti gli Stati Uniti. Esistono misure che le persone possono adottare per ridurre il rischio di infezione quando nuotano durante i mesi più caldi”, ha continuato Moore. 

Le autorità sanitarie della Carolina del Nord hanno aggiunto che “la fonte di questo caso è sotto indagine”. L’ameba si trova tipicamente in acque dolci calde come stagni, laghi e fiumi e il contagio può avvenire tuffandosi in , facendo immersioni, sci nautico o altre attività acquatiche. 

La notizia della morte dell’adolescente è giunta pochi giorni dopo l’annuncio del decesso della piccola Lillian
Smart, di 8 anni, che ha probabilmente il letale batterio mentre nuotava nel lago Claiborne, secondo quanto riportato da KNOE, citando il Dipartimento della Salute della Louisiana. 

“I primi sono molto simili a quelli della meningite: forte mal di testa, febbre, nausea, seguiti da rigidità del collo, confusione e convulsioni. Questi sintomi possono manifestarsi pochi giorni dopo l’esposizione, ma possono comparire anche fino a 12 giorni dopo”, ha spiegato il dottor John Brownstein, collaboratore medico di

internazionale/

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