domenica 16 Agosto 2026

Ai, Francesca Albanese al Wmf: “Algoritmo non può diventare un alibi”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Tecnologia, , piattaforme digitali e responsabilità nei conflitti. Sono questi i temi al centro dell’intervento di Francesca Albanese sul Mainstage del Wmf – We Make Future 2026, Il Più Grande Evento sull’Innovazione: AI Tech e Digital (24 – 26 giugno BolognaFiere), in con Cosmano Lombardo, Founder e Ceo di Search On Media Group e ideatore del Wmf. Albanese ha aperto il confronto richiamando l’intersezione tra i temi del proprio lavoro e quelli della manifestazione: accesso libero alla rete, diritto all’informazione, uso delle tecnologie nei contesti di e impatto degli strumenti digitali sulla dei diritti fondamentali. Nei conflitti, ha sottolineato, l’informazione diventa essa stessa un terreno di battaglia: blackout, manipolazione dei dati, controllo delle pubblicazioni e limitazione dell’accesso alle fonti possono ostacolare la documentazione di ciò che accade. 

Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo delle piattaforme digitali. Albanese ha evidenziato come le piattaforme non siano spazi neutrali: le scelte di moderazione, le policy aziendali e gli algoritmi determinano cosa viene amplificato, cosa viene nascosto e cosa viene silenziato. Il rischio, nel suo ragionamento, non riguarda soltanto le singole persone colpite da campagne di delegittimazione o da forme di , ma l’intero dibattito : quando chi prende parola viene esposto ad attacchi o silenziamenti, anche altri possono essere scoraggiati dal farlo. Nel confronto con Lombardo, Albanese ha affrontato anche il tema dell’attivismo digitale. Le piattaforme, ha spiegato, possono rendere possibile l’organizzazione politica e la partecipazione pubblica anche dove sarebbe più difficile farlo, rompendo informativi e amplificando voci altrimenti marginalizzate. Ma lo strumento digitale, ha ricordato, non basta da solo: la difesa dei diritti deve tradursi anche in impegno concreto nella vita fisica, politica e materiale. 

Ampio spazio è stato dedicato poi al rapporto tra sorveglianza, dati e libertà. Albanese ha parlato dell’uso di tecnologie di controllo, riconoscimento e raccolta di dati biometrici nei confronti della popolazione palestinese, indicando questi strumenti come uno degli esempi più estremi di come l’innovazione possa essere piegata a logiche di isolamento, controllo e oppressione. La tecnologia, ha ricordato, è uno strumento potente e utile, ma i suoi effetti dipendono dai valori e dagli obiettivi di chi la utilizza. Il passaggio sull’Intelligenza Artificiale ha portato al centro il tema della responsabilità. Secondo Albanese, l’AI non può cancellare la responsabilità umana: il fatto che una decisione sia assistita da un algoritmo non crea unazona senza . “L’algoritmo non può diventare l’alibi”, ha affermato, richiamando la necessità di non presentare l’automazione come uno strumento neutrale dietro cui schermare responsabilità politiche, militari e umane. La riflessione si è chiusa con un richiamo al senso stesso del progresso tecnologico: innovazione, AI e piattaforme devono restare subordinate ai principi di dignità, libertà e responsabilità umana. Dal Mainstage del Wmf, il messaggio conclusivo è stato netto: davanti all’accelerazione delle tecnologie e al loro impiego nei contesti più critici, la è non perdere il centro umano dell’innovazione. “Restiamo umani”. 

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