sabato 19 Settembre 2026

Auci: ‘I libri sono una seconda vita, la lettura deve essere libera, senza giudizi’

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “La bellezza della lettura è che è democratica, che ci permette di leggere tutto quello che vogliamo. I libri sono una seconda vita. E la lettura deve essere libera, senza giudizi”. E’ attorno a queste idee di libertà e di scoperta che Stefania Auci, scrittrice e , autrice del bestseller “I leoni di Sicilia”, in corso di in 42 Paesi e diventato una serie tv Disney+, ha costruito il suo nuovo libro, “Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita” (Mondadori), presentato oggi in anteprima al Pordenonelegge. Il volume, pensato anche per i ragazzi ma rivolto a lettori di tutte le età e particolarmente agli insegnanti, ripercorre la formazione letteraria di Auci attraverso i libri che hanno accompagnato le diverse stagioni della sua vita. Un viaggio che parte dall’ e dai racconti siciliani della nonna, narrati anche in dialetto, e attraversa Topolino, Emilio Salgari, Alexandre Dumas, Jane Austen, le sorelle Brontë, Luigi Pirandello e Federigo De Roberto, fino alle letture dell’età adulta. 

“E’ proprio attraverso le di mia nonna che la mia immaginazione si è realizzata”, ha raccontato Auci. Il racconto orale, ha spiegato, obbliga chi ascolta a costruire immagini, volti, paesaggi e situazioni. Un esercizio di immaginazione che ha lasciato un segno anche nel suo rapporto con il dialetto siciliano, che la scrittrice continua a utilizzare perché, a suo avviso, “in determinati contesti riesce a restituire con maggiore profondità la dimensione affettiva ed emotiva delle parole”. Per Auci, infatti, il linguaggio non è soltanto uno strumento retorico o intellettuale. “Ogni racconto contiene una componente storica, emotiva e psicologica e il modo in cui le parole vengono utilizzate contribuisce a trasmettere ciò che si vuole raccontare”. 

Nel libro la scelta delle opere citate è stata necessariamente selettiva. “Ho dovuto fare una bilancia”, ha spiegato la scrittrice, ricordando come le sue letture siano state molto più numerose di quelle che avrebbe potuto inserire nel volume. Tra i generi che hanno avuto un ruolo importante nella sua formazione c’è anche l’horror, che Auci rivendica come parte integrante della propria esperienza di lettrice. La scrittrice ha poi raccontato il rapporto tra libri e momenti cruciali della propria vita. Alcune letture, ha spiegato, sono rimaste associate a esperienze personali profonde, comprese la perdita dei . Durante il lutto per la morte del padre, avvenuta quando aveva trent’anni, fu anche Harry Potter a offrirle una forma di consolazione e la sensazione di poter andare avanti. Per la morte della madre, molti anni dopo, sono stati altri libri a offrirle strumenti diversi per affrontare il distacco, in particolare “Kolchoz” di Emmanuel Carrère e “Lettera a mia madre” di Georges Simenon. “Ci sono delle fasi della mia esistenza che sono punteggiate da esperienze belle, brutte, amare, tristi. E io in questi passaggi posso dire esattamente quali libri ho letto”, ha raccontato. 

 

Un altro tema centrale del libro “Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita” è il valore dei classici. Le favole e i racconti antichi, secondo Auci, continuano a parlare ai lettori perché conservano emozioni riconoscibili anche a distanza di secoli o millenni. Come esempio ha citato la scena dell’incontro tra Ettore, Andromaca e Astianatte nell’Iliade: il gesto del padre che si toglie l’elmo per non spaventare il figlio e lo prende in braccio esprime una tenerezza che, secondo la scrittrice, può essere riconosciuta ancora oggi. “Quel libro ci parla ancora perché fa parte dell’umano”, ha osservato. 

Auci ha affrontato anche il rapporto tra giovani e lettura, invitando adulti, insegnanti e librai a non giudicare i gusti dei ragazzi. Ha raccontato di come molti leggano romance e di come talvolta evitino di parlarne con gli adulti per paura di essere giudicati. “Il compito di un buon libraio”, ha sostenuto la scrittrice nel corso della stampa a Pordenone, “non dovrebbe essere quello di imporre i propri gusti, ma di comprendere quelli del lettore che ha davanti e, eventualmente, suggerire nuove possibilità”, sottolineando che anche letture considerate meno prestigiose possono rappresentare un punto di partenza per avvicinarsi ad altri testi. Da qui la critica alla distinzione rigida tra generi “alti” e “bassi”. Auci ha ricordato che anche opere come “Dracula” di Bram Stoker o “Giro di vite” di Henry James appartengono, per genere, all’horror, ma sono entrate stabilmente nella storia della letteratura. “Cominciamo un po’ a togliere le patenti e i bollini ai generi e guardiamo invece alla tenuta nel tempo che ha un libro”, ha affermato Auci. “Un libro che resta, quello secondo me è un classico”. 

La scrittrice ha infine spiegato perché, nonostante il successo , abbia scelto di continuare a lavorare nella scuola come . “È un mestiere che mi piace”, ha detto, aggiungendo che restare a contatto con gli studenti le consente anche di mantenere il rapporto con una realtà diversa dalla “bolla dell’editoria”. La scuola, ha sottolineato, permette di vedere direttamente le difficoltà economiche e sociali che possono condizionare anche l’accesso ai libri. Il tema della lettura, quindi, non riguarda soltanto i gusti personali, “ma anche le possibilità concrete di acquistare e utilizzare i libri”. (di Paolo Martini) 

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