giovedì 16 Luglio 2026

Carugi (Farmindustria): “Sistema italiano copre 60% fabbisogno plasmaderivati”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “La dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di plasma rappresenta un elemento critico della filiera dei plasmaderivati”. Così all’Adnkronos Salute Carugi, presidente Gruppo emoderivati Farmindustria (Gaef), durante la presentazione – oggi a Roma – della dell’Istituto Piepoli commissionata da Takeda Italia sulla consapevolezza degli italiani rispetto all’importanza del plasma. “In Italia il sistema di autosufficienza raccoglie circa 900 tonnellate di plasma all’anno – ha spiegato Carugi – ma questa quantità non è sufficiente a coprire interamente il fabbisogno nazionale di farmaci plasmaderivati. Attualmente il piano di autosufficienza riesce a soddisfare circa il 60% della domanda, mentre il restante fabbisogno viene coperto con plasma proveniente dall’estero”.  

Secondo Carugi, il tema è destinato a diventare sempre più rilevante perché “la domanda di plasmaderivati è in continua crescita, sia per l’ della popolazione sia per le nuove indicazioni terapeutiche sviluppate grazie alla ricerca. Una situazione che rende necessario monitorare con attenzione la dipendenza dalle forniture internazionali e rafforzare l’attrattività dell’Italia come Paese di destinazione dei plasmaderivati”. Il presidente del Gaef ha inoltre sottolineato come “eventuali di plasma abbiano un impatto diretto soprattutto sui affetti da malattie rare e gravi: i plasmaderivati sono essenziali per il trattamento di patologie come le immunodeficienze primitive e secondarie, l’angioedema ereditario, il deficit di alfa-1 antitripsina e alcune carenze dei fattori della coagulazione. In molti casi – ha precisato – si tratta di terapie salvavita; in altri, di farmaci fondamentali per garantire una migliore qualità della “. 

“Per rafforzare la filiera”, ha suggerito Carugi, “è necessario aumentare la resilienza del sistema: il plasma non può essere sintetizzato in laboratorio e dipende esclusivamente dalla donazione volontaria. Si tratta quindi di una materia prima limitata e profondamente diversa da quelle utilizzate nell’industria chimica tradizionale”. Da qui la necessità di una “maggiore programmazione istituzionale, attraverso tavoli tecnici che coinvolgano aziende, Centro nazionale sangue, Aifa (Agenzia del farmaco) e decisori politici”. Tra le priorità indicate anche la semplificazione del sistema delle donazioni, con strumenti in grado di rendere la donazione “più semplice e accessibile”, e investimenti industriali per migliorare i processi produttivi e aumentare la resa dei plasmaderivati a parità di plasma raccolto. Infine, Carugi ha richiamato il tema della economica della filiera. “La disponibilità delle terapie è strettamente legata agli aspetti economici. La domanda globale di plasmaderivati cresce costantemente e questo alimenta una forte competizione internazionale nell’allocazione dei prodotti”. In questo contesto, ha osservato, alcuni Paesi stanno già adottando misure di tutela: “La Germania, ad esempio, ha escluso i plasmaderivati da ulteriori tassazioni. Anche in Italia sarebbe fondamentale escluderli dalla spesa soggetta a tetto, rendendo il Paese più attrattivo per l’allocazione dei prodotti e rafforzando così il piano nazionale di autosufficienza”. 

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webinfo@adnkronos.com ( Info)

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