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sabato 18 Aprile, 2026
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Checco Zalone provoca la stampa e sfida il politicamente corretto

Il comico pugliese presenta Buen Camino, ironizza sui giornalisti, rivendica la scorrettezza intelligente e racconta un film che colpisce ogni categoria senza filtri né cautele

Da Nora Taylor
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«Rivedervi tutti e parlare anche di sciocchezze mi convince a non girare film. Spero che nei prossimi cinque anni spariate»: con questa frase tagliente Checco Zalone colpisce i giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione di Buen Camino, lasciando la sala sospesa tra risate fragorose e un palpabile imbarazzo. L’attore e autore barese accompagna così il ritorno sul grande schermo del suo nuovo progetto cinematografico, che arriverà nelle sale il 25 dicembre, scegliendo ancora una volta la via della provocazione diretta e senza filtri.

La scorrettezza come scelta consapevole

Secondo Checco Zalone, «invece di piangersi addosso per il politicamente corretto bisogna scegliere una scorrettezza intelligente». Con questo principio, il film non risparmia nessuno e prende di mira gruppi sociali e temi delicati: non vedenti, persone con disabilità, individui in sovrappeso, anziani, ebrei, palestinesi e molte altre realtà finiscono dentro una comicità che cerca lo shock per strappare la risata. Nel racconto, un protagonista ultramiliardario e ingenuo intraprende il cammino verso Santiago di Compostela per ritrovare la figlia Cristal (Letizia Arnò) e tentare di ricostruire un rapporto ormai spezzato.

Durante il viaggio, il personaggio di Checco inanella battute continue e spiazzanti, capaci di mettere in difficoltà anche gli ammiratori più fedeli. Una scena ambientata in un ostello spagnolo particolarmente degradato mostra il protagonista citare Schindler’s List e controllare subito dopo che dalle docce non esca gas, ma semplice acqua: un momento che alterna comicità feroce e gelo improvviso.

Il ruolo decisivo del finale secondo Nunziante

Il regista Gennaro Nunziante, storico collaboratore di Zalone e mente centrale dello “zalonismo”, spiega che il finale fa sempre la differenza nelle commedie italiane. Tornato dietro la macchina da presa dopo l’esperienza autonoma di Zalone con Tolo Tolo, Nunziante chiarisce che i loro film raccontano uomini ricchi, sciocchi e ignoranti, incapaci perfino di conoscere nozioni elementari di geografia, ma pronti a trasformarsi. «Quando il protagonista prende coscienza di sé, ogni battuta trova una nuova luce», sottolinea il regista, ribadendo che la crescita del personaggio rappresenta l’elemento centrale del racconto.

Durante l’incontro con la stampa, Checco Zalone ascolta in silenzio e lascia che le battute più controverse del film, comprese quelle su Gaza o su una donna in sedia a rotelle, si accumulino nella memoria dei presenti come una sequenza rapidissima di sketch costruiti su contrasti estremi e paradossi continui.

Incassi, ironia e stanchezza emotiva

A ribadire il concetto di scorrettezza intelligente interviene Luca Medici, questa volta senza l’accento pugliese del suo personaggio cinematografico. Buen Camino arriverà in circa mille copie e l’aspettativa sugli incassi cresce rapidamente. «Ci aspettiamo di guadagnare molto», afferma Zalone con una risata, aggiungendo che il successo economico permette di far lavorare tante persone e fare del bene. Poi lancia un’altra provocazione: «Voglio che ’stu James (Cameron) il 26 dicembre si svegli e chieda chi diavolo sia questo Zalone».

Nonostante le battute, Luca Medici appare teso ed emozionato, vestito con pantaloni bianchi e giacca nera come Nunziante. Confessa la propria indolenza e racconta il disagio personale che accompagna ogni progetto: «Ho aspettato cinque anni perché vivo tutto questo con grande fatica». E poi affonda di nuovo: «Rivedervi tutti e parlare anche di banalità mi fa venire voglia di smettere per cinque anni. Spero moriate nei prossimi cinque anni». La sala ride ancora, mentre lui conclude con un’ultima confessione amara e ironica: «Penso di mollare tutto ogni mezz’ora. Ogni mattina, anzi, penso seriamente di non alzarmi dal letto».

A cura della Redazione

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