In Italia cresce un fenomeno che sorprende genitori e educatori: sempre più adolescenti si affidano all’Intelligenza Artificiale per sfogarsi, confidarsi e cercare conforto. Non si parla di “nerd isolati”, ma di giovani che intrecciano con disinvoltura relazioni online e offline, trovando nell’IA un interlocutore sempre disponibile, senza orari e soprattutto senza giudizio.
Secondo i nuovi dati diffusi da Save the Children, quasi la metà dei ragazzi — il 41,8% — ha cercato supporto in strumenti come ChatGPT in momenti di tristezza, solitudine o ansia. La percentuale cresce quando si tratta di temi personali come l’amore, le amicizie, la scuola o le scelte per il futuro.
Un alleato che ascolta, non giudica
I motivi di questo legame sono tanto semplici quanto significativi. L’IA è sempre accessibile — lo afferma il 28,8% dei giovani — e capace di accogliere e comprendere senza mostrare impazienza o pregiudizio.
Per molti adolescenti, abituati a un mondo frenetico e spesso ostile, questo rappresenta un rifugio emotivo. Non stupisce quindi che il 63,5% ritenga più gratificante parlare con un’IA che con una persona reale. Come spiega il report, “nessun giudizio, nessun imbarazzo: solo ascolto e conforto”. È una relazione asimmetrica, certo, ma anche profondamente rassicurante.
Un divario generazionale che pesa
Mentre gli adolescenti stringono un legame sempre più naturale con la tecnologia, gli adulti restano indietro. L’indagine mostra che il 92,5% dei giovani utilizza l’IA, contro appena il 46,7% dei genitori. Un abisso che riflette un divario di comprensione enorme: i ragazzi la consultano quotidianamente, gli adulti solo “di tanto in tanto”.
Il risultato? Due mondi che si parlano poco. “Mentre gli adulti predicano cautela, i ragazzi cercano risposte”, si legge nel rapporto. E quando non trovano ascolto nelle relazioni reali, vanno a cercarlo dove qualcuno — o qualcosa — è sempre pronto a rispondere.
Tra fragilità digitali e bisogno di ascolto
Dietro la “fluidità” della Generazione AI si nasconde una fragilità profonda. Cyberbullismo, abuso di psicofarmaci, iperconnessione e un netto divario di genere sono segnali d’allarme. Il 50% dei ragazzi dichiara di aver subito episodi di bullismo online, uno su otto ha fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione, e oltre il 30% mostra sintomi di dipendenza digitale.
Solo il 34% delle ragazze riferisce un buon equilibrio psicologico, contro il 66% dei ragazzi — una forbice che non ha eguali in Europa.
Di fronte a questo scenario, Save the Children lancia un appello chiaro: “Non bisogna demonizzare il fenomeno, ma offrire alternative concrete”. Servono più servizi per la salute mentale, educazione alle relazioni, e spazi di incontro reale. Gli adolescenti non parlano con l’IA per moda, ma perché “non si sentono ascoltati dagli adulti”.
Un segnale d’allarme che, come sottolinea l’organizzazione, nessuno può più ignorare.
