sabato 26 Settembre 2026

Decreto Scuola, ancora scontro sul tetto agli stranieri. Sala: «Costretti a chiudere le classi»

Il provvedimento non è ancora arrivato al Quirinale per i nodi sulle coperture, ma scoppia la bufera politica e sociale. I sindaci di Milano e Napoli lanciano l'allarme sull'impatto nei quartieri, sindacati e studenti in piazza

Di Redazione
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Non è ancora approdato al Quirinale per la definizione delle coperture finanziarie, ma il decreto Scuola licenziato dal ha già scatenato una bufera e sindacale destinata a incendiare i prossimi mesi. A far esplodere la è il limite del 30% agli alunni stranieri per classe, una misura che rischia di paralizzare l’attività didattica in moltissime italiane.

L’allarme dei : “Così si chiudono gli istituti”

A guidare la carica contro il provvedimento sono i primi cittadini dei grandi centri urbani. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non usa mezzi termini per fotografare la situazione sul campo: «La cosa che più mi preoccupa è il tetto percentuale. Sto facendo un po’ di verifiche e temo che qualche classe, o addirittura scuola, dobbiamo chiuderla, non per nostra scelta. Ci sono quartieri in cui la presenza di di immigrati va al di là del 30%».

Sulla stessa linea il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che invita l’esecutivo a fare i conti con la realtà produttiva e sociale del Paese: «Quando si trattano temi così delicati bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione, perché in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate è molto ampia. Nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell’agricoltura, c’è una concentrazione naturale».

Fronte di sindacati e : “Norme confuse”

Il fronte del no si allarga ben oltre i confini dell’opposizione politica. Anche i sindacati autonomi e moderati esprimono forti perplessità. Elvira Serafini (Snals) sottolinea come «l’integrazione non possa essere affidata solo a limiti percentuali: servono organici adeguati e mediatori culturali stabili», mentre la Uil Scuola parla apertamente di «deroghe e criteri poco chiari che rischiano di creare confusione e discriminazioni».

Se i presidi dell’ provano a smorzare le polemiche definendo le norme «ispirate al buon senso», nelle piazze esplode la contestazione. Il collettivo Osa ha promosso un flash mob davanti a Montecitorio bollando il testo come «decreto del razzismo», mentre la Flc Cgil ha chiamato le scuole alla mobilitazione esponendo striscioni per l’inclusione. A complicare il quadro, infine, la contesa sulle norme relative al di coprire il volto negli istituti, su cui il Ministero ha dovuto precisare la tenuta del testo originario.

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