martedì 15 Settembre 2026

Dlbcl, ematologo Carlo-Stella: “Sopravvivenza a 3 anni del 47% con glofitamab e chemio”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “L’immuno-chemioterapia di cui si parla oggi può essere considerata di e prevede l’associazione di glofitamab (per 12 cicli) con lo schema chemioterapico GemOx (per 8 cicli). Si tratta di uno schema che garantisce ai pazienti sottoposti a questo trattamento una sopravvivenza mediana di 25 mesi e un tasso di sopravvivenza a 3 anni del 47%. Sono valori estremamente importanti che, proiettati con analisi statistiche più sofisticate, evidenziano come chi si trova in risposta completa alla fine del trattamento mostri una sopravvivenza a 2 anni del 79%”. Lo ha detto Carmelo Carlo-Stella, professore ordinario di Ematologia, direttore della di specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di e direttore della divisione di Ematologia dell’Irccs Humanitas Research Hospital di Milano, partecipando oggi all’incontro con organizzato nel capoluogo lombardo per fare il punto sul nuovo trattamento disponibile, la combinazione glofitamab e chiomioterapia, per il linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario (Dlbcl), “la forma più frequente di linfoma non-Hodgkin” che riguarda “circa un terzo di tutti i casi”. 

“È una patologia relativamente frequente, molto complessa dal punto di vista genetico, anatomo-patologico e clinico – spiega l’ematologo – talora si presenta con pochi sintomi, talaltra con una situazione clinica non molto diversa. Per vari decenni”, il Dlbcl “è stato trattato con un regime di immuno-chemioterapia che comprende il rituximab più 4 chemioterapici, noto con l’acronimo R-Chop”, rituximab con ciclofosfamide, idrossidaunorubicina/doxorubicina, oncovin/vincristina e prednisone. 

“Lo schema R-Chop è stato un grande successo, poiché ha salvato e continuerebbe a salvare, il 60% dei pazienti – sottolinea lo specialista – Tuttavia, l’attenzione della biomedica si focalizza su chi non risponde a questa terapia, che equivale a un buon 40% della generale affetta da questo linfoma. Fino a pochi anni fa, questi pazienti avevano una probabilità di sopravvivenza molto ridotta e rappresentavano un enorme unmet medical need. Intorno al 2017 sono diventate disponibili le cellule Car-T – illustra Carlo-Stella – Questa nuova forma di immunoterapia ha modificato profondamente il panorama terapeutico, garantendo la a circa il 40% dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B ricaduto o refrattario. Questo 40% significava però che una quota residua piuttosto elevata continuava a rappresentare un bisogno medico insoddisfatto”. I benefici della combinazione glofitamab in associazione alla chemioterapia GemOx sono stati osservati nello Starglo. Oggi il trattamento è disponibile e rimborsato anche in Italia per il trattamento di seconda linea. “Stiamo quindi parlando di un progresso estremamente importante, che riduce sempre di più l’unmet medical need nel linfoma diffuso a grandi cellule B”, conclude il professore. 

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webinfo@adnkronos.com ( Info)

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