sabato 31 Ottobre 2026

Fabi (Aiom): “Nel 2026 uso test genomici in cancro al seno atteso al 90% in Italia”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “L’utilizzo dei genomici, in particolare l’oncotype Dx, negli ultimi 5 anni ha avuto un’importante evoluzione nella pratica clinica. C’è un trend in miglioramento a livello , considerando che sono prescrivibili 10mila test annuali. Nel 2025 abbiamo avuto l’84% di utilizzo globale di test oncotype Dx a livello nazionale e nel 2026 si prevede il 90%, che, aggiunto a quel 10% di utilizzo di altri test diagnostici, arriviamo comunque ad una globalità piuttosto buona”. Così Fabi, membro del direttivo nazionale Aiom- italiana di oncologia medica, in occasione dell’Annual dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) che si è appena concluso a Chicago (Usa), commenta l’impiego dei test genomici per il trattamento del tumore del seno in stadio precoce.  

“Abbiamo ormai molto ben chiaro – continua l’oncologa – l’importanza di questo test” che può “evitare la chemioterapia nel 48% delle pazienti con un tumore ormonoresponsivo, recettori ormonali positivi e Her2 negativo, che non ne trarrebbero beneficio clinico, ma anche a utilizzare la chemioterapia dove noi non avremmo, in secondo le caratteristiche di base, prescritto la chemioterapia”. Dal ad oggi in tutto il mondo 2 milioni di donne hanno beneficiato della di questi test genomici. In Italia ne sono stati prescritti 30mila. “C’è però una zona molto grigia a livello nazionale – osserva Fabi – Ci sono delle regioni in cui l’utilizzo dell’oncotype è veramente basso”. Accanto a “regioni virtuose come Lombardia, Campania, , che raggiungono addirittura oltre il 100% di utilizzo ce ne sono altro dove bisogna ancora lavorare, dato che l’utilizzo è al 4%. Per poter sensibilizzare l’utilizzo dell’oncotype Dx -suggerisce Fabi – serve comunicazione, a 360 gradi anche nell’ambito della Breast unit, perché non” basta “una sensibilizzazione dell’oncologo, serve anche quella “del chirurgo, dell’anatomopatologo”. L’esperta propone, in particolare, “una maggior sensibilizzazione dei giovani che sono comunque molto spesso a contatto con gli stessi pazienti, su cui questa educazione può fare il valore aggiunto per aumentare sempre di più, a livello nazionale, l’uso di questo test diagnostico”. 

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cronaca

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