lunedì 15 Giugno 2026

Fabrizio Cicchitto racconta ‘L’odissea socialista’ da Nenni a Craxi

Da La Sintesi Online
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Fabrizio Cicchitto, ne “L’odissea socialista” restituisce al lettore un lungo tratto del secondo Novecento italiano intrecciando analisi scientifica e memoria personale. È un volume che riporta alla luce un secolo di storia italiana con una forza narrativa e documentale rara che presenta elementi di conoscenza inediti. 

Il libro ripercorre con rigore l’intero cammino del socialismo italiano. Dalle ferite del primo dopoguerra alle contraddizioni del Fronte Popolare, dal gelo stalinista al difficile percorso dell’autonomia, dalla stagione riformista alle trasformazioni degli anni Ottanta, Cicchitto ricostruisce l’epopea del socialismo italiano, le sue battaglie e conquiste, le vittorie più esaltanti e le sconfitte cocenti. È una ricostruzione fondata su fonti storiche – atti congressuali, documenti e analisi – arricchita, in alcuni passaggi significativi, dalla testimonianza diretta dell’autore, che entra nel Psi alla fine degli anni Cinquanta e attraversa dall’interno i passaggi cruciali di quasi mezzo secolo. 

 

Accanto alla grande storia, il volume mette in luce episodi poco noti che illuminano da angolature nuove la vicenda socialista e repubblicana. Tra questi, il racconto della clandestinità di Riccardo Lombardi nel 1944: malato e nascosto alla periferia di Milano, scoprirà solo dopo la Liberazione che i avevano individuato il suo rifugio e che , convinto che fosse in fin di , aveva evitato un per non trasformarlo in un martire. Allo stesso modo colpisce il ritorno di Nenni dal confino nel 1943, quando, di fronte ai dati forniti da Romita, comprese che il Psi non esisteva più come organizzazione ma sopravviveva soltanto nella memoria diffusa del Paese. Un paradosso che rende ancora più sorprendente il successo del 1946, inatteso persino per i suoi dirigenti. 

Il libro di Cicchitto ricostruisce anche dinamiche interne spesso rimosse: dagli tra Nenni e Saragat al congresso del ’46 ai metodi dell’apparato morandiano negli anni successivi; dal sistema delle “doppie tessere” utilizzato per condizionare le votazioni interne alle tensioni che attraversarono la nella Guerra Fredda. Tutto è raccontato con precisione e senza enfasi, mostrando come la vita politica sia fatta anche di equilibri fragili, manovre sottili e scelte difficili. 

Particolarmente rilevanti sono le pagine dedicate al 1956, al rapporto Krusciov e alla repressione sovietica in Ungheria, una frattura destinata a cambiare il volto del socialismo europeo. E tra gli episodi più intensi emerge quello di Giuseppe Di Vittorio, che inizialmente condannò l’intervento sovietico prima di essere richiamato dal suo stesso partito. 

 

Accanto a tutto questo, il volume di Cicchitto affronta la stagione del nuovo Corso socialista, mettendo a fuoco anche i nodi più controversi: dal finanziamento della politica al mutamento del rapporto tra politica e , fino alla crisi degli anni Novanta, letta non come un crollo improvviso ma come il risultato di tensioni accumulate nel . Il libro si chiude su un passaggio simbolico e potentemente evocativo: non con lo scioglimento del Psi nel 1993, ma con la morte di Bettino Craxi in esilio, quasi a segnare la fine non solo di una parabola politica, ma dell’intera esperienza socialista organizzata in Italia.  

Attraverso questi dettagli, grandi e piccoli, “L’odissea socialista” restituisce un quadro completo e coinvolgente del Novecento italiano. Ne risulta un’opera capace di parlare agli studiosi, ma anche a chiunque voglia capire davvero come si siano formate le strutture , culturali e sociali del Paese. 

Ma, soprattutto, non è soltanto un libro sul passato. È un invito a guardare alla storia recente dell’Italia con maggiore profondità, consapevoli che molte delle questioni che ci interrogano ancora oggi hanno radici che questo volume aiuta a riconoscere e comprendere 

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