martedì 15 Settembre 2026

Il cardiologo su Eriksen: “Giocare con defibrillatore non è a rischio zero, ora valutazione prima del rientro in campo”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Il calciatore danese Christian Eriksen, 34 anni, è collassato durante l’amichevole tra Danimarca e , cinque anni dopo l’arresto cardiaco subito durante gli Europei. “Christian Eriksen sta bene”, ha scritto la federazione calcistica danese sui social media. Mondiali a rischio? “Il punto chiave è che il defibrillatore impiantabile non causa l’episodio, ma intercetta e tratta un’aritmia. Dalle del medico della nazionale danese sembra che il dispositivo abbia funzionato come previsto, e questo è esattamente il suo ruolo di salvavita. Dobbiamo tenere presente che giocare con un Icd (defibrillatore cardioversore impiantabile) non significa essere ‘a rischio zero’, ma avere una protezione importante. In chi porta un defibrillatore possono verificarsi episodi di aritmia con shock appropriati o, talvolta, inappropriati, più spesso durante attività fisica che a riposo, pur con dati osservazionali su atleti che mostrano assenza di durante lo sport quando c’è una gestione specialistica adeguata, appropriata e nei tempi giusti”. Così all’Adnkronos Salute Federico Nardi, Cardiologia dell’ di Casale Monferrato (Al) e presidente designato Anmco ( nazionale medici cardiologi ospedalieri).  

Cosa potrebbe essere accaduto a Eriksen durante l’amichevole Danimarca-Ucraina? “Una perdita di coscienza, anche di breve periodo, in un con storia di arresto e portatore di Icd, richiede comunque degli accertamenti mirati in ambito ospedaliero, a partire dall’interrogazione del dispositivo e dall’analisi del tracciato registrato – risponde Nardi – per capire se si è trattato di una aritmia ventricolare vera, di uno shock inappropriato o di un fattore scatenante correggibile. Prima di un eventuale in campo, le raccomandazioni moderne insistono su valutazione specialistica, conferma della stabilità elettrica anche sotto sforzo e decisione condivisa”. 

Edoardo Bove, calciatore italiano, dopo oltre 400 giorni dall’intervento al – subito dopo l’arresto cardiaco durante Fiorentina- – è tornato a giocare nel Regno Unito al Watford dopo l’impianto di un defibrillatore. “Non è corretto trasferire automaticamente quanto accaduto a Eriksen su un altro atleta. Infatti, le diagnosi e i profili di rischio possono essere completamente diversi. Il messaggio, semmai, è che chi rientra ad alto livello dopo un evento aritmico deve essere seguito con protocolli di follow‑up strutturati e in centri esperti”, conclude il cardiologo.  

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