martedì 9 Giugno 2026

Il cast di ‘House of the Dragon 3’: “Aspettatevi il caos, non ci sono né eroi e né cattivi”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Non è mai semplice per un prequel o uno spin-off reggere il confronto con la serie madre. Eppure ‘House of the Dragon’ è riuscita nell’impresa di giocare una partita tutta sua rispetto al fenomeno globale de ‘Il Trono di Spade’. Dal 22 giugno su Hbo Max Italia, Sky e Now, l’attesissima terza stagione della serie tratta da ‘Fuoco e Sangue’ di George R.R. Martin entrerà subito nel vivo con una sequenza pensata per lasciare il segno: la Battaglia del Condotto, uno dei momenti più attesi dai fan della Danza dei Draghi. “È qualcosa di mai visto prima in televisione”, ha assicurato lo showrunner e co-creatore Ryan Condal durante la premiere londinese. Un risultato frutto di oltre 300 giorni di riprese, centinaia di interpreti coinvolti, navi costruite appositamente, set immersivi e un uso massiccio di acqua e fuoco reali. Solo i draghi, inevitabilmente, sono arrivati in post-produzione. E questa potenza visiva non resta confinata allo schermo: si riflette anche nei corpi, nelle voci e nelle scelte degli interpreti. Perché la terza stagione di ‘House of the Dragon’ è, prima di tutto, un viaggio di trasformazioni.  

Tom Glynn‑Carney, in collegamento da Londra durante un incontro stampa, descrive la metamorfosi fisica di Aegon II Targaryen come un’esperienza che gli è entrata letteralmente nelle orecchie (“per darmi la carica, tutte le mattine sul set ascoltavo musica rap con influenze funk”) e nella pelle: le protesi, racconta, “sono molto aderenti alla pelle, contraggono il collo e limitano i movimenti. È un promemoria costante della sua invalidità, che lo ha cambiato per sempre”. Una trasformazione che non riguarda solo il corpo, ma la psiche, perché per lui questa stagione è “come un cambio di marcia”, un percorso che gli dà “una determinazione di ferro” e lo porta “sulle montagne russe”. Inoltre, “in questa stagione mi muovo anche molto di più, sono più in giro invece di essere confinato nel castello”. Harry Collett racconta invece un Jacaerys Velaryon che oscilla tra responsabilità e adolescenza, tra il bisogno di proteggere e la frustrazione di non essere ascoltato. “Sa che sua madre può governare, è solo un adolescente scontroso. Ha buone idee ed è soprattutto un figlio protettivo. Penso che nella serie ci sia un rapporto madre‑figlio davvero bellissimo, qualcosa che non si vede spesso”. Anche per lui la stagione è fisica e ardua: una scena in acqua lo ha messo alla prova più del previsto, perché “anche solo tenere gli occhi aperti era complicato” e “le onde erano fortissime”. E quando gli chiedono della possibilità della sua morte nella nuova stagione, Collett risponde: “Non importa quando arriverà la fine del mio personaggio, sarò sempre grato a questa opportunità, è il sogno della vita”.  

La serie osserva anche il potere femminile in un mondo che non è stato pensato per loro. Un mondo costruito da e per gli uomini: “Penso che ciò che rende davvero speciale Baela e Rhaena Targaryen sia il fatto che, pur avendo perso la madre molto presto, abbiano potuto crescere sotto l’ala di Rhaenys. Per loro, Rhaenys incarna un modello di forza femminile compiuta: una donna che guida senza clamore, con una lucidità silenziosa e una misura rara. Non è mai stata il tipo da imporsi battendo i pugni sul tavolo; le sue decisioni erano ponderate, precise, spesso invisibili agli occhi degli altri”, spiega Bethany Antonia, interprete di Baela. “La vera lezione che ha imparato è che, spesso, la persona più potente nella stanza è quella che parla meno. Non serve alzare la voce per affermarsi”. E più va avanti la storia e “più si accorge che chi rincorre il potere finisce per tradire proprio quell’equilibrio: vede figure da sempre defilate iniziare a gridare, a imporsi, a voler fare di più. E impara ad associare quel cambio di tono al momento in cui tutto comincia a incrinarsi”. Baela e Rhaena “hanno il privilegio di scegliere ciò che, nel mondo che le circonda, hanno visto funzionare davvero e di lasciare andare ciò che non vogliono replicare. Rhaenyra (Emma D’Arcy, ndr), per esempio, è una figura straordinaria nella sua capacità di non chiedere mai scusa per ciò che è, e questo è un tratto che entrambe cercano – o almeno provano – a fare proprio”, riflette Phoebe Campbell, interprete di Rhaena. Allargando lo sguardo all’oggi, per Bethany Antonia il potere “è la capacità di prendere decisioni che portino beneficio a molte persone, in modi diversi. Anche a chi non ha accesso agli stessi privilegi di chi quel potere lo concede o lo toglie. Il vero potere, per me, è riuscire a distribuire le risorse in modo equo”. Mentre per Phoebe Campbell “sono l’uguaglianza e l’equità”. L’attrice crede che “il potere nasca dalla consapevolezza di sé e dal prendere decisioni che guardino oltre il proprio interesse”. 

Ed è proprio quando si parla di scelte che la stagione cambia tono, perché tutto converge verso il tema che più di ogni altro mette alla prova i personaggi: la guerra. Una guerra che non è solo spettacolo, ma una lente che deforma, esaspera e rivela. “Credo che, in fondo, la guerra sia il vero mostro. Non risolve nulla”, dice Collett. Glynn‑Carney gli fa eco: “Non sono i draghi i veri mostri”, ma “gli esseri umani” che sono “tristemente incapaci di affrontare i problemi senza perdere la testa e ricorrere alla violenza. Viviamo in un mondo guidato soprattutto da uomini che, in queste situazioni, tendono a essere tossici, a non ragionare con lucidità. Alla fine tutto nasce da una decisione umana, a meno che non sia un atto divino”. La Battaglia del Condotto è la manifestazione più spettacolare di questo caos. Bethany Antonia ricorda la preparazione con il regista Loni Peristere: “Ci ha mostrato la battaglia in anticipo, ma niente poteva prepararci al girarla”. Quanto al destino dei personaggi, Campbell ammette: “Il libro è un’entità a sé. La serie ci dà una libertà diversa. Onestamente, chi lo sa cosa succede a noi?”. Antonia conferma: “Nei libri non sappiamo cosa fanno Baela e Rhaena durante la Danza dei Draghi. Ryan Condal ha preso la sua licenza artistica. Non abbiamo idea di cosa succederà”.  

Guardando all’intera stagione, ciò che emerge non è tanto l’azione quanto le conseguenze: “La disperazione delle proprie azioni”, osserva Campbell. Antonia aggiunge che ora “è il caos. Tutti fanno scelte sbagliate. Non ci sono né eroi né villain. È molto più vero”. La guerra dei Targaryen non è fatta di draghi, ma di scelte umane, fragili, spesso sbagliate. Ed è proprio questa umanità imperfetta a rendere la terza stagione la più emotiva e complessa della serie. 

E mentre i personaggi affrontano il peso delle loro decisioni, gli attori vivono un percorso parallelo, fatto di pressioni, insicurezze e continue sfide: “Per me è un onore far parte di una serie come questa”, dice Glynn‑Carney. “Certo, ha i suoi vantaggi per la carriera, apre molte porte. Ma la cosa più importante è tutto quello che sto imparando”. Quest’anno celebra dieci anni di lavoro, eppure si sente ancora in formazione continua: “Ogni giorno vieni spinto fuori dalla tua comfort zone. E poi ci sono le insicurezze tipiche di un attore: ‘Sono tutti che mi guardano, non posso sbagliare, questa è una scena importante e devo farla bene al primo colpo’. La pressione è tanta”. La fama, dice, “è solo un effetto collaterale”: “Il vero privilegio è crescere come interprete, confrontarsi con gli altri colleghi, condividere un set che mette alla prova e trasforma”. Alla domanda su cosa farebbero con un drago in giardino, Glynn‑Carney scherza dicendo che userebbe “meno la macchina e risparmierei sui voli”, mentre Collett farebbe “pagare la gente per i giri in groppa al drago. Sarei l’uomo più ricco del mondo”, conclude. (di Lucrezia Leombruni) 

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