giovedì 24 Settembre 2026

Il grande bluff del nucleare di Meloni: approvata la legge delega, ma resta l’enigma su costi e scorie

Via libera definitivo dal Senato per il ritorno all'atomo, sostenuto dalla maggioranza e da Azione. Le opposizioni denunciano una legge quadro priva di analisi costi-benefici, senza un’autorità di vigilanza indipendente obbligatoria e con poteri d'esproprio accentrati al Ministero dell’Ambiente

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Il Senato ha dato il via libera definitivo alla per il ritorno dell’energia in Italia, incassando 81 voti favorevoli (compresi quelli di Azione), 51 contrari (Pd, M5S e Avs) e 7 astenuti (). La premier Giorgia ha rivendicato l’approvazione parla di una “scelta coraggiosa e di buon senso”, mentre il ministro dell’Ambiente Gilberto fissa l’orizzonte delle prime centrali operative tra il 2033 e il 2034. Tuttavia, dietro la narrazione dell’, il testo approvato rivela importanti lacune strutturali e buchi di sistema denunciati dalle opposizioni.

Dodici mesi per i decreti: il perimetro delle norme

La delega concede al governo 12 mesi per emanare i decreti attuativi che dovranno disciplinare la scelta dei siti, la costruzione degli impianti e lo smaltimento delle scorie, puntando sui piccoli reattori modulari (SMR) e sulla sulla fusione. Per il triennio 2027-2029 vengono stanziati 60 milioni di euro, a cui si aggiungono 7,5 milioni destinati alla campagna informativa per i . La copertura finanziaria dei costi complessivi resta invece del tutto da definire.

Durante l’iter parlamentare sono stati respinti gli emendamenti di Pd e M5S che chiedevano una valutazione preventiva di convenienza economica a confronto con le fonti rinnovabili e gli accumulatori, così come l’obbligo di istituire un’autorità di vigilanza per la sicurezza del tutto indipendente dal potere politico.

Scorie, territori e super-poteri al MASE

Il punto più critico riguarda la gestione delle : il rilancio dell’atomo non viene subordinato alla preventiva realizzazione del Deposito Nazionale, tuttora irrisolto. Inoltre, non sono previste esclusioni esplicite per le aree a rischio sismico o idrogeologico.

A delinearsi chiaramente sono invece i poteri accentrati in capo al Ministero dell’Ambiente (MASE). Il dicastero guiderà i procedimenti abilitativi integrati con la facoltà di variare i piani urbanistici locali e dichiarare le opere di pubblica utilità e urgenza, imponendo vincoli d’esproprio. I e gli enti territoriali avranno meri compiti consultivi e la possibilità di accedere a compensazioni, senza alcun diritto di veto sui siti scelti.

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata