Il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, incassando 81 voti favorevoli (compresi quelli di Azione), 51 contrari (Pd, M5S e Avs) e 7 astenuti (Italia Viva). La premier Giorgia Meloni ha rivendicato l’approvazione parla di una “scelta coraggiosa e di buon senso”, mentre il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin fissa l’orizzonte delle prime centrali operative tra il 2033 e il 2034. Tuttavia, dietro la narrazione dell’esecutivo, il testo approvato rivela importanti lacune strutturali e buchi di sistema denunciati dalle opposizioni.
Dodici mesi per i decreti: il perimetro delle norme
La delega concede al governo 12 mesi per emanare i decreti attuativi che dovranno disciplinare la scelta dei siti, la costruzione degli impianti e lo smaltimento delle scorie, puntando sui piccoli reattori modulari (SMR) e sulla ricerca sulla fusione. Per il triennio 2027-2029 vengono stanziati 60 milioni di euro, a cui si aggiungono 7,5 milioni destinati alla campagna informativa per i cittadini. La copertura finanziaria dei costi complessivi resta invece del tutto da definire.
Durante l’iter parlamentare sono stati respinti gli emendamenti di Pd e M5S che chiedevano una valutazione preventiva di convenienza economica a confronto con le fonti rinnovabili e gli accumulatori, così come l’obbligo di istituire un’autorità di vigilanza per la sicurezza del tutto indipendente dal potere politico.
Scorie, territori e super-poteri al MASE
Il punto più critico riguarda la gestione delle scorie radioattive: il rilancio dell’atomo non viene subordinato alla preventiva realizzazione del Deposito Nazionale, tuttora irrisolto. Inoltre, non sono previste esclusioni esplicite per le aree a rischio sismico o idrogeologico.
A delinearsi chiaramente sono invece i poteri accentrati in capo al Ministero dell’Ambiente (MASE). Il dicastero guiderà i procedimenti abilitativi integrati con la facoltà di variare i piani urbanistici locali e dichiarare le opere di pubblica utilità e urgenza, imponendo vincoli d’esproprio. I comuni e gli enti territoriali avranno meri compiti consultivi e la possibilità di accedere a compensazioni, senza alcun diritto di veto sui siti scelti.





