mercoledì 29 Luglio 2026
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In Romania un hacker ha paralizzato l’intero mercato immobiliare

Il presunto responsabile avrebbe distrutto gli archivi dopo il rifiuto del governo di pagare un riscatto

Di Sharon Costa
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La affronta una delle crisi informatiche più pesanti degli ultimi anni dopo un attacco che ha compromesso il funzionamento dell’intero sistema catastale nazionale. L’hacker , secondo quanto emerso, ha eliminato migliaia di documenti amministrativi, tutte le credenziali utilizzate dal personale e gli archivi catastali subito dopo avere compreso che il di Bucarest non avrebbe pagato alcun riscatto per recuperare i dati. L’azione ha paralizzato uno dei settori più importanti dell’economia del Paese, impedendo la normale gestione delle compravendite immobiliari e lasciando , professionisti e imprese in una situazione di profonda incertezza.

L’attacco ha provocato effetti immediati sull’intero comparto . Migliaia di atti non possono essere completati, gli istituti di credito hanno sospeso numerose pratiche di mutuo e gli studi notarili non riescono ad accedere ai documenti necessari per certificare i passaggi di proprietà. Un solo attacco ha fermato un che ogni anno registra circa 170.000 compravendite immobiliari, con conseguenze economiche destinate a pesare anche nelle prossime settimane.

Il ricatto termina con la cancellazione degli archivi

Secondo la ricostruzione disponibile, il responsabile dell’attacco avrebbe scelto di distruggere gli archivi quando ha capito che le autorità rumene non avrebbero accettato le richieste economiche avanzate durante il ricatto. In pochi istanti il sistema ha perso una quantità enorme di informazioni pubbliche fondamentali per il funzionamento del catasto, rendendo impossibile consultare gli atti di proprietà e completare numerose operazioni amministrative.

Dopo l’attacco, il presunto hacker ha pubblicato alcuni messaggi nei forum del dark web nei quali sostiene di possedere ancora una copia completa dei dati sottratti. Tra il materiale citato figurerebbero anche copie dei server contenenti il codice sorgente dei sistemi Eterra e RENNS, oltre a una versione del ransomware utilizzato durante l’operazione. “Oltre ai dati dei cittadini rumeni, nel pacchetto c’è anche una copia dei server contenente il codice sorgente di tutti i loro sistemi”, avrebbe dichiarato il presunto responsabile.

Le dichiarazioni attribuite al presunto autore

Un uomo che sostiene di essere l’autore del cyberattacco ha successivamente rilasciato un’intervista attraverso l’applicazione Signal. Durante il colloquio ha affermato di conservare ancora tutti i dati sottratti e di non volerli vendere “al primo che capita”. Lo stesso interlocutore ha accompagnato le sue parole con una richiesta di scuse, ma gli investigatori non hanno confermato che l’ dell’intervistato coincida realmente con quella del responsabile dell’attacco. Per questo motivo le autorità continuano a mantenere un atteggiamento prudente su tutte le dichiarazioni diffuse online.

Resta inoltre sconosciuto il tempo necessario per riportare il sistema alla piena operatività, mentre migliaia di pratiche attendono ancora una soluzione.

ByteToBreach, un hacker già noto agli esperti

Le indagini indicano come principale responsabile un cybercriminale conosciuto con l’alias ByteToBreach. Secondo le informazioni disponibili, lo stesso soggetto avrebbe già compromesso in passato il portale di e-government della Svezia e avrebbe colpito anche sistemi informatici appartenenti a Slovacchia, Ucraina, Polonia e Lituania.

L’azienda specializzata in cybersicurezza KELA descrive ByteToBreach come un cybercriminale tecnicamente esperto che commercializza dati sensibili appartenenti a governi, e compagnie aeree. Secondo la stessa società, dietro questo pseudonimo opererebbe un hacker attivo da Orano, in Algeria, anche se questa ricostruzione non ha ancora ricevuto conferme ufficiali.

Le falle informatiche hanno favorito l’attacco

L’episodio ha acceso i riflettori sul livello di protezione delle infrastrutture digitali rumene. Diverse analisi hanno evidenziato investimenti molto contenuti nella informatica e la presenza di sistemi operativi ormai superati, compreso Windows XP. Alcune configurazioni presenti nei server avrebbero inoltre semplificato il lavoro degli aggressori.

Anche Dan Cîmpean, direttore dell’agenzia rumena per la cybersicurezza, ha riconosciuto che il criminale ha sfruttato vulnerabilità già conosciute e già segnalate ai responsabili del catasto. Lo stesso dirigente ritiene che ByteToBreach svolga il ruolo di initial access broker, cioè uno specialista che ottiene l’accesso a sistemi scarsamente protetti per poi rivenderlo ad altri gruppi criminali. Al momento gli investigatori non collegano l’attacco a un’organizzazione sostenuta direttamente da uno Stato.

Il blocco arriva nel periodo più delicato per il settore

Il cyberattacco ha colpito il mercato immobiliare in una fase particolarmente importante. Le ultime settimane di rappresentano infatti l’ultimo periodo utile per acquistare una nuova abitazione con l’IVA agevolata al 9%, mentre dal primo agosto l’aliquota salirà al 21%. Questa scadenza aveva già provocato un forte aumento delle richieste negli studi notarili.

Il blocco del catasto rischia quindi di ritardare migliaia di compravendite e di aumentare i costi per numerosi acquirenti, che potrebbero non riuscire a concludere gli acquisti prima dell’entrata in vigore della nuova aliquota fiscale. Mentre i tecnici lavorano per recuperare gli archivi compromessi e ripristinare i servizi digitali, il mercato immobiliare rumeno resta sostanzialmente fermo, con migliaia di cittadini che attendono di poter completare operazioni rimaste sospese a causa di uno dei più gravi attacchi informatici mai registrati nel Paese.

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