lunedì 15 Giugno 2026
La guerra in Iran spinge la Bce ad alzare i tassi. Ecco quanto può salire la rata del mutuo. Foto dal web

La guerra in Iran spinge la Bce ad alzare i tassi. Ecco quanto può salire la rata del mutuo

Francoforte aumenta il costo del denaro di 25 punti base, il tasso sui depositi arriva al 2,25%. Su un finanziamento standard, il rincaro sarà di circa 16 euro al mese, ma sono previsti ulteriori rincari

Da Redazione
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La in e la crisi energetica hanno spinto la Banca centrale europea () ad alzare i di 25 punti base. Per chi ha un mutuo a tasso variabile, l’effetto si tradurrà in un aumento della rata già nei prossimi mesi.
Secondo le simulazioni di Facile.it, su un finanziamento standard da 126mila euro in 25 anni il rincaro immediato può essere di circa 16 euro al mese, ma entro fine anno l’aumento complessivo rispetto a gennaio potrebbe arrivare a circa 50 euro.

La simulazione

L’impatto dipende dall’importo ancora da restituire, dalla durata residua del mutuo e dal tasso applicato dalla banca.
Nel caso preso a riferimento da Facile.it, un finanziamento da 126mila euro con durata di 25 anni, la rata potrebbe salire a circa 606 euro al mese dopo il rialzo deciso dalla Bce.
Le previsioni per i prossimi mesi indicano però un possibile ulteriore aumento: la rata potrebbe raggiungere circa 626 euro tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Rispetto ai 578 euro medi di gennaio, si tratterebbe di un aggravio vicino ai 50 euro mensili.
Su un mutuo più elevato, da 220mila euro in 25 anni, un aumento dei tassi di un quarto di punto può comportare circa 30-35 euro in più al mese. Due o tre rialzi consecutivi potrebbero portare il rincaro complessivo oltre i 70 o 100 euro.

Perché il variabile era già salito

Le rate non cambiano soltanto quando interviene direttamente la Bce. I mutui a tasso variabile sono generalmente legati all’Euribor, un tasso di riferimento giornaliero che si muove sulla base delle attese dei mercati.
Dopo lo scoppio della guerra nel , tra marzo e il 5 giugno l’Euribor è aumentato di quasi 30 punti base, arrivando intorno al 2,31%. Questo movimento aveva già provocato un rincaro di circa dieci euro al mese su un mutuo medio, prima ancora della decisione della Bce.
L’aumento della rata non sarà comunque identico per tutti. Chi è vicino alla fine del piano di ammortamento subirà in genere un effetto più contenuto, perché il capitale residuo è . L’impatto sarà invece più pesante per chi ha acceso da poco un finanziamento lungo e di importo elevato.

Fisso o variabile: cosa conviene oggi

Il tasso fisso resta la preferita dalla maggior parte degli italiani, ma negli ultimi mesi è cresciuto l’interesse per il variabile e per le formule miste. Queste soluzioni rappresentano ora circa l’8% delle richieste, contro l’1% registrato nei primi cinque mesi del 2025.
Sulle migliori offerte disponibili online, un mutuo da 126mila euro in 25 anni può partire da un Tasso annuo nominale (Tan) variabile del 2,32%, con una rata iniziale di circa 554 euro. Il fisso parte invece da un Tan vicino al 3,20%, con una rata di circa 611 euro. Il variabile risulta quindi inizialmente più economico, ma espone il mutuatario al rischio di nuovi rialzi.
Chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso non subirà variazioni. Per chi deve firmare ora, invece, anche il fisso potrebbe diventare meno conveniente, perché le banche adeguano le offerte alle dei mercati sulle scadenze medio-lunghe.

Come proteggersi dai rincari

Chi ha un mutuo variabile può chiedere alla propria banca una rinegoziazione oppure valutare la surroga verso un tasso fisso. Prima di decidere, è utile confrontare più offerte e verificare non soltanto la rata iniziale, ma anche quanto potrebbe salire in caso di ulteriori aumenti.
La va calcolata sul reddito familiare e sul margine di risparmio disponibile. Una rata oggi conveniente può diventare molto più onerosa se i tassi continuano a crescere. Per questo, soprattutto su finanziamenti lunghi, è prudente simulare almeno uno scenario con uno o due ulteriori rialzi nei prossimi mesi.

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