Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, teme la recessione. Il responsabile dei conti pubblici ha espresso la sua preoccupazione davanti ai microfoni del tg3, a Como: “Temo che, se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli olii combustibili, la recessione arriverà. Temo”. Senza interventi o cambiamenti, dunque, il rischio è quello che si verifichi una contrazione economica.
La chiusura dello stretto di Hormuz ha infatti innescato una crisi energetica globale, che ha fatto aumentare i costi per famiglie e imprese. Ad essere saliti alle stelle anche i prezzi dei carburanti, le cui forniture sono sempre più scarse.
Nonostante la criticità della situazione e l’aumento inevitabile della spesa pubblica, l’Europa non sembra intenzionata ad accettare la sospensione del patto di stabilità. Giorgetti, durante il question time aveva infatti spiegato che l’accordo potrebbe essere momentaneamente interrotto “solo in caso di grave recessione”.
Per ora non vi è quindi spazio per interventi straordinari che aiutino i cittadini e le aziende ad affrontare il difficile momento.
Ad aggravare la situazione vi è la Nato, che continua a fare pressione affinchè tutti gli alleati aumentino la spesa militare.
L’economia italiana ha già registrato un rallentamento, ma se la situazione in Medio-Oriente non si dovesse sbloccare, le preoccupazioni del ministro dell’economia potrebbero diventare realtà.
Cos’è il patto di stabilità e crescita (PSC)?
È un accordo siglato dall’ Unione europea che stabilisce regole per il controllo delle politiche di bilancio degli Stati membri.
Il patto di stabilità ha quindi lo scopo di tenere sotto controllo i conti pubblici degli Stati Membri, per garantire la stabilità economica e monetaria.
L’ultimo Patto di Stabilità europeo è quello riformato e approvato nel 2024, che prevede due limiti: deficit pubblico massimo pari al 3% del PIL e debito pubblico massimo pari al 60% del PIL .
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