Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, teme la recessione. Il responsabile dei conti pubblici ha espresso la sua preoccupazione davanti ai microfoni del tg3, a Como: “Temo che, se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli olii combustibili, la recessione arriverà. Temo”.
Senza interventi o cambiamenti, dunque, il rischio è quello che si verifichi una contrazione economica.
Probabilmente l’Italia sta pagando lo scotto di 4 anni di Governo Meloni senza un piano industriale organico o una strategia economica strutturale.
I provvedimenti spot che hanno caratterizzato questo esecutivo (bonus, proroghe, misure temporanee) hanno mostrato tutta la loro debolezza davanti alla crisi energetica globale innescata dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Famiglie e imprese si trovano infatti a fare i conti con bollette e prezzi dei carburanti elevatissimi, senza un sostanziale aiuto dal Governo.
L’unica soluzione proposta fino ad ora da Giorgetti è quella di chiedere all’Europa la sospensione del patto di stabilità per far crescere la spesa pubblica. Soluzione già archiviata dallo stesso ministro, consapevole che L’Unione Europea potrebbe accettare la momentanea interruzione dell’accordo “solo in caso di grave recessione”. Per il momento non è stata nemmeno considerata la possibilità di limitare le spese militari.
Intanto l’economia italiana ha già registrato un rallentamento, ma se la situazione in Medio-Oriente non si dovesse sbloccare, la previsione del ministro delle finanze potrebbe diventare realtà.
Le conseguenze di una recessione sarebbero gravissime, ma forse consentirebbero a Giorgetti di correre in Europa e ottenere la sospensione del patto di stabilità. L’attesa immobile, a quanto pare, è l’unica via per questo Governo.
Cos’è il patto di stabilità e crescita (PSC)?
È un accordo siglato dall’ Unione europea che stabilisce regole per il controllo delle politiche di bilancio degli Stati membri.
Il patto di stabilità ha quindi lo scopo di tenere sotto controllo i conti pubblici degli Stati Membri, per garantire la stabilità economica e monetaria.
L’ultimo Patto di Stabilità europeo è quello riformato e approvato nel 2024, che prevede due limiti: deficit pubblico massimo pari al 3% del PIL e debito pubblico massimo pari al 60% del PIL.
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