“La lotta al lavoro povero richiede serietà, non interventi che sembrano spot e hanno solo il sapore della politica”. Il vicepresidente di Confcommercio, Mauro Lusetti, ha criticato la decisione del governo Meloni di far cadere la legge delega sul “salario giusto” per trasformarla in un decreto legge da approvare in Consiglio dei ministri il prossimo 30 aprile. Una mossa che sembra presagire un’approvazione in vista del Primo maggio, come propaganda nei confronti degli elettori, a scapito però delle reali necessità dei cittadini. “I lavoratori ci sono tutti i giorni, non solo alla festa del Primo Maggio”, ha spiegato con convinzione.
Il pericolo è che si ripresenti quanto avvenuto con il Ddl stupri, prima approvato con ampio consenso in vista della Giornata contro la violenza sulle donne e poi bloccato dalla Lega per alcuni dubbi sul testo. Il tema del lavoro povero non può essere affrontato con leggerezza, senza introdurre un salario fissato per legge, ma prendendo i contratti “maggiormente applicati“, compresi quelli delle sigle minori. Il pericolo è di finire in una giungla di prezzi al ribasso.
La critica di Confcommercio al decreto per il Primo maggio
“Se rimaniamo in superficie facciamo solo confusione”, ha confermato Lusetti, chiarendo la complessità della materia: “L’equivalenza non è solo economica. Servono istituti di qualità come sanità integrativa, previdenza, permessi. E il principio deve essere nazionale, non derogabile sul territorio, soprattutto al Sud dove questi contrattini proliferano”.
Secondo Confcommercio, l’intervento della politica in questa materia potrebbe addirittura rappresentare un aggravio. “Ritengo un azzardo agire per decreto mentre le parti sociali stanno discutendo seriamente delle modalità di rinnovo dei contratti”, ha spiegato, ricordando che finora non è stato aperto alcun tavolo di confronto tra politica ed esperti.
Ora l’obiettivo è quello di arrivare al primo trimestre 2027, quando scade il contratto di Confcommercio che riguarda 5 milioni di lavoratori, con un accordo sulla rappresentanza chiuso tra Cgil, Cisl e Uil. Un obiettivo raggiungibile, ma reso più complesso dall’instabilità portata dal conflitto in Iran, che sta costringendo l’Italia a fare i conti con imprevisti inattesi. Il governo, quindi, dovrebbe agire con una certa lungimiranza, evitando interventi improvvisi che nel concreto non giovano ai lavoratori italiani.
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