Si inizia a parlare di elezioni anticipate. Come riporta Repubblica, le previsioni della maggioranza convergono su una data: 11 aprile 2027. L’obiettivo è ottenere l’approvazione della riforma della legge elettorale entro l’estate, così da avviare l’iter per portare i cittadini alle urne prima della scadenza del mandato. Un’accelerazione che nasce da diverse preoccupazioni: lo shock energetico che produrrà presto un’impennata dell’inflazione, la crisi identitaria della Lega e l’ascesa, apparentemente inarrestabile, di Roberto Vannacci alla guida di Futuro Nazionale.
Per garantire un Meloni bis, quindi, è fondamentale stringere i tempi. Così da contare sull’onda di sostegno che, nonostante tutto, il centrodestra può ancora vantare. E così, dopo un’attenta riflessione, i deputati e i senatori di Fratelli d’Italia hanno individuato il fatidico giorno nel pieno della primavera, nella speranza di una riconferma della premier.
Ma oltre a una questione politica, c’è anche un elemento pratico: secondo la riforma del 2012, il diritto alla pensione scatta solo se deputati e senatori hanno maturato 4 anni, 6 mesi e un giorno di mandato. L’attuale esecutivo si è insediato a Palazzo Chigi l’8 ottobre 2022, quindi – qualora si votasse prima del 9 aprile – quasi la metà dei diretti interessati dovrebbe rinunciarci.
A convincere la maggioranza sulla data, è anche il prossimo round di amministrative: tra la prossima primavera e l’estate i cittadini di Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino torneranno alle urne. Tutte città alla guida del fronte progressista. Meloni, di conseguenza, teme che l’ondata di consenso a favore del campo largo funga da spinga per le parlamentari. L’obiettivo, quindi, è dividere i due eventi. Un espediente che non dispiace neppure al Quirinale, per una questione di costi.
Con queste previsioni, le Camere dovrebbero essere sciolte entro l’ultima settimana di febbraio, in quanto l’art. 61 della Costituzione stabilisce che le elezioni debbano tenersi entro 70 giorni dalla fine del precedente mandato. Sembra esclusa, infine, l’ipotesi di procedere con il voto anticipato entro il mese di ottobre 2026. L’obiettivo era evitare la Legge di Bilancio che, anche quest’anno, sarà caratterizzata da una catena di tagli e misure di austerità. Ma un azzardo così, forse, è troppo.
Leggi anche: “Il tempo di Meloni è finito”: Conte accelera sull’alleanza progressista
Seguite La Sintesi sui nostri social!


