martedì 29 Settembre 2026
Donald Trump e Marco Rubio. EPA_AARON SCHWARTZ_ POOL

«L’Iran è nel caos e verso la bancarotta»: stangata di Rubio, Trump gela Teheran su Hormuz e nucleare

rattative col fiato sospeso tra Washington e Teheran sullo sblocco delle rotte petrolifere. Ma il presidente USA nega sconti sulle sanzioni e il segretario di Stato affonda il regime degli ayatollah: «Rischio nucleare inaccettabile».

Di Redazione
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La diplomazia ombra si muove lungo l’asse New York-Doha-Islamabad, ma le posizioni tra Stati Uniti e Iran restano distanti e incendiarie. A margine dell’ dell’Onu, il di Teheran, Abbas Araghchi, ha confermato di attendere per queste ore una risposta ufficiale da Washington dopo la mediazione condotta da Qatar e Pakistan per la riapertura dello . «Al momento l’unica questione sul tavolo è lo stretto di Hormuz», ha scandito Araghchi, condizionando il ripristino del transito marittimo a paletti precisi e sbarrando la strada a qualsiasi trattativa parallela sul programma atomico: «Nego fermamente che l’Iran abbia alcuna flessibilità» sul dossier nucleare.

Il di Trump e l’affondo sferzante di Rubio

I rumors sulle ipotetiche aperture americane e sullo sblocco dei beni congelati sono stati liquidati direttamente dalla Casa Bianca. Donald Trump ha confermato i contatti indiretti ma ha azzerato le indiscrezioni sui presunti incentivi economici: «Non ho offerto nulla». A stretto giro, dai microfoni della Fox, il segretario di Stato Marco Rubio ha sferrato un frontale alle fondamenta della Repubblica Islamica. Rubio ha dipinto un Paese stremato dalle sanzioni, «esausto», sommerso «nel caos» e scivolato «rapidamente verso la bancarotta». Il capo della diplomazia americana ha poi alzato il tiro sulla religiosa di Teheran, accusandola di coltivare idee «apocalittiche» e ribadendo che un Iran dotato di atomiche rappresenta «un rischio inaccettabile».

Boati nel Golfo e sui fronti del Medio Oriente

A dimostrazione di quanto la situazione sia esplosiva, le parole della politica hanno trovato immediata eco sul campo. Nelle acque antistanti l’isola di Qeshm, a ridosso dello Stretto di Hormuz, i media statali iraniani hanno motivato i forti boati uditi con il puntuale sparo di «colpi di avvertimento» contro imbarcazioni straniere che avrebbero commesso violazioni. Nel frattempo, l’onda d’urto del investe l’intera regione: a Gaza un raid israeliano ha neutralizzato Izz al-Din al-Bik, comandante di nel nord della Striscia, mentre in Cisgiordania le incursioni dei coloni hanno incassato perfino la dura condanna del presidente israeliano Isaac Herzog, che ha parlato di «una macchia morale».

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