Inizia con una netta accelerazione la settimana decisiva del Partito Democratico. A tracciare la rotta e sbarrare la strada a ogni ipotesi alternativa è Igor Taruffi, responsabile dell’Organizzazione del partito e fedelissimo di Elly Schlein. Nel salotto televisivo di Start su SkyTg24, il braccio destro della segretaria ha chiuso preventivamente sia a un ‘federatore‘ esterno sia alle velleità dell’area riformista, che al convegno di Prato aveva ipotizzato la discesa in campo dell’eurodeputato Giorgio Gori. «Esistono solo due modi per scegliere la guida di una coalizione: o la esprime il partito più votato, oppure si fanno le primarie», ha scandito Taruffi. Per poi affondare il colpo sul fronte interno: «Il Pd ha uno statuto che indica con chiarezza chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie, la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. La segretaria ha la grandissima maggioranza dentro il Pd».
Le regole statutarie e la rivolta dell’opposizione interna
Le parole del numero due del Nazareno arrivano in un momento delicato: Schlein è in scadenza di mandato per il prossimo 12 marzo e, per presentarsi ai gazebo, necessita di una proroga che solo l’Assemblea nazionale può autorizzare col 50% più uno dei voti. La mossa rigida di Taruffi ha immediatamente scatenato la reazione dell’opposizione interna. I riformisti ricordano come lo statuto — modificato nel 2012 ai tempi della sfida Bersani-Renzi — preveda formalmente la possibilità di ammettere altre candidature dem oltre a quella del segretario nazionale. «La sua è un’interpretazione forzata dello statuto, tanto più che la segretaria è in scadenza di mandato», ha subito avvertito Lia Quartapelle, dando voce al malcontento che scorre nelle chat dell’area riformista.
Gli impegni europei e la direzione verso lo scontro
Mentre il partito si infiamma, Schlein affronta una fitta agenda istituzionale e politica. Nella giornata odierna la segretaria è a Bruxelles per l’intitolazione di un edificio del Parlamento europeo a David Sassoli, occasione utile per incontrare i parlamentari europei e definire i nuovi assetti interni: Nicola Zingaretti si appresta infatti a sostituire Pina Picierno alla vicepresidenza di Strasburgo nel mese di gennaio, lasciando la casella di capodelegazione alla fedelissima Camilla Laureti. Domani Schlein riunirà la segreteria per definire la linea d’azione in vista della direzione nazionale prevista per venerdì, un appuntamento che si preannuncia caldissimo.





